Alla vigilia del round negoziale di oggi e domani a Ginevra tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, Mosca ha rilanciato l’ipotesi di una “governance esterna temporanea” sotto egida Onu al termine del conflitto. Il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin ha parlato di “una delle possibili opzioni”, sostenendo che un’amministrazione internazionale potrebbe consentire elezioni “democratiche” e la formazione di un governo legittimato a firmare un trattato di pace. Per il Cremlino l’attuale leadership di Kiev non sarebbe pienamente legittima. Zelensky ribadisce di essere disposto al voto solo dopo almeno due mesi di cessate il fuoco effettivo. Galuzin ha accusato l’Unione europea di essersi “autoesclusa” dai negoziati rifiutando il dialogo diretto con Mosca. La proposta non trova sponde a Washington. Fonti statunitensi sottolineano che un’amministrazione internazionale non può essere imposta unilateralmente e che ogni soluzione dovrà nascere da un accordo accettato da Kiev, che considera irricevibile qualsiasi gestione esterna lesiva della sovranità.
Navalny, accuse respinte
Nel secondo anniversario della morte di Alexei Navalny, cinque Paesi europei hanno rinnovato le accuse di avvelenamento contro Mosca, chiedendo chiarimenti e un’indagine indipendente. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito le contestazioni “prive di fondamento”: “Non concordiamo. Le consideriamo parziali e infondate. E le respingiamo categoricamente”. Mosca continua a negare ogni responsabilità.
“Kiev cellula terroristica”
Intanto la delegazione ucraina è partita per la Svizzera. “Verso Ginevra. Ci attende il prossimo round di negoziati”, ha scritto su X il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, annunciando consultazioni interne. Sul tavolo restano le garanzie di sicurezza e la durata del sostegno statunitense. Il linguaggio resta durissimo. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha definito il governo ucraino “una cellula terroristica internazionale con tendenze neonaziste”, parlando di trasformazione da “regime fantoccio che giocava a fare democrazia” a struttura con caratteristiche “uniche”. Dichiarazioni che si inseriscono nell’escalation retorica con cui Mosca continua a delegittimare la leadership ucraina.
Scandalo energia, arrestato un ex ministro
Nuovo scossone politico a Kiev. L’Ufficio nazionale anticorruzione ha annunciato l’arresto di un ex ministro dell’Energia mentre “stava attraversando il confine di Stato”. Secondo media ucraini si tratterebbe di German Galushchenko. L’inchiesta riguarda un presunto sistema di tangenti nel settore energetico, con pressioni sugli appaltatori di Energoatom per versamenti tra il 10 e il 15 per cento dei contratti. Lo scandalo, stimato in circa 100 milioni di dollari, aveva già provocato dimissioni e tensioni la scorsa estate.
Berlino: 5% del Pil per difesa
Il confronto si riflette anche in Europa. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha sollecitato i partner Nato a rispettare l’obiettivo del 5% del Pil per la difesa: “Noi in Germania lo stiamo facendo”, aggiungendo che “c’è ancora margine di miglioramento” tra gli alleati. Un riferimento diretto alla Francia, i cui sforzi sono stati definiti “insufficienti” rispetto all’ambizione di sovranità evocata da Emmanuel Macron.
Missili su Kiev
Sul terreno l’intensità degli attacchi resta alta. L’aeronautica ucraina riferisce di un’offensiva russa con quattro missili ipersonici Zircon, un Iskander-M, un Kh-31P e 62 droni. Kiev sostiene di aver respinto l’attacco con aviazione e difesa antiaerea. Mosca rivendica di aver colpito “infrastrutture energetiche e di trasporto a supporto delle Forze Armate ucraine” e siti di droni a lungo raggio, parlando di obiettivi centrati in 152 aree. Il capo di Stato maggiore russo Valery Gerasimov ha annunciato la “liberazione” di 12 località nelle prime due settimane di febbraio. Droni ucraini hanno colpito un terminal petrolifero nella regione di Krasnodar. Autorità ucraine segnalano danni a infrastrutture civili ed evacuazioni nell’Est, mentre organizzazioni umanitarie riferiscono difficoltà nell’erogazione di elettricità e carburante.



