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Mosca sotto attacco: “Abbattuti 18 droni”. Zelensky: “Senza cessate il fuoco niente elezioni”

Raid ucraini anche su un terminal petrolifero nel Krasnodar. Kiev annuncia nuovi aiuti entro il 24 febbraio. Rubio: “Non chiediamo all’Europa di essere vassalla”. Arrestato l’ex ministro dell’Energia ucraino
lunedì, 16 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Almeno 18 droni ucraini sono stati intercettati dalla difesa aerea russa, secondo il sindaco Sergei Sobyanin. In un primo aggiornamento si parlava di cinque velivoli, poi il bilancio è stato rivisto. Per circa un’ora sono stati sospesi i voli all’aeroporto Domodedovo. È il primo attacco significativo sulla capitale dopo oltre un mese. Kiev ha rivendicato un raid contro il terminal petrolifero Tamanneftegaz nel territorio di Krasnodar, dove “è stato registrato un incendio”, e contro un sistema antiaereo Pantsir S-1 in Crimea. Mosca ha annunciato la conquista del villaggio di Tsvitkove nella regione di Zaporizhzhia, versione contestata da analisti che parlano di area contesa. A Odessa un attacco notturno con droni ha danneggiato la stazione ferroviaria e un vagone cisterna, provocando un incendio poi domato senza vittime. Nella regione di Donetsk sono morti tre agenti di polizia ucraini. “Sono rimasti fedeli al loro giuramento fino all’ultimo respiro”, ha scritto la polizia nazionale.

Zelensky: “No al voto sotto attacco”

Volodymyr Zelensky esclude elezioni senza tregua. “Il 90% degli ucraini è contrario alle elezioni perché è terribile votare durante una guerra, sotto attacco”, ha detto. “Serve almeno un cessate il fuoco. Se Trump farà pressione su Putin per due o tre mesi, faremo le elezioni”. Mosca, per bocca del viceministro Mikhail Galuzin, ha definito le aperture “speculazioni” legate alla situazione interna di Zelensky, ma ha affermato che consentirebbe di votare “senza bombardamenti aerei” il giorno delle elezioni. Il presidente ucraino si è detto “sorpreso” dal cambio del negoziatore russo per il prossimo round a Ginevra, temendo un rinvio delle decisioni. A Monaco ha incontrato il segretario di Stato Marco Rubio per discutere “degli attacchi russi in corso e del processo diplomatico”. Ha inoltre annunciato nuovi pacchetti di sostegno energetico e militare concordati con il “Formato di Berlino” da consegnare entro il 24 febbraio.

Rubio: “Partner forti, non vassalli”

Da Bratislava Rubio ha assicurato che gli Stati Uniti non intendono uscire dalla Nato. “Non chiediamo all’Europa di essere vassalla. Vogliamo partner forti”. Eventuali spostamenti di truppe “sono sempre avvenuti” e non rappresentano un disimpegno. L’obiettivo, ha detto, è un’alleanza “così forte che nessuno osi metterla alla prova”. Nel colloquio con il premier slovacco Robert Fico è emerso anche il nodo dell’oleodotto Druzhba. Fico ha parlato di “ricatto politico”, accusando Kiev di poter rallentare le forniture per fare pressione sull’adesione all’Ue. Rubio ha inoltre definito “preoccupante” un rapporto europeo sull’avvelenamento di Alexei Navalny, affermando che Washington “non ha motivo di metterlo in discussione”.

Linea dura europea

Alla Conferenza di Monaco, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha ribadito che “l’allargamento è l’antidoto all’imperialismo russo” e che la Russia “non è una superpotenza”. Dopo oltre un decennio di conflitto, ha detto, Mosca ha superato di poco le linee del 2014 pagando un costo umano altissimo e con un’economia isolata dai mercati energetici europei. Secondo Kallas, la Russia rischia di ottenere più “al tavolo dei negoziati” che sul campo se l’Occidente non mantiene una linea coerente. Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha chiesto una politica di “non riconoscimento, né de jure né de facto” dei territori occupati. Sull’adesione ucraina all’Ue, Kallas ha ammesso che “gli Stati membri non sono pronti a fornire una data concreta”.

Scandalo a Kiev e accuse da Mosca

L’Agenzia anticorruzione ucraina ha arrestato l’ex ministro dell’Energia mentre tentava di lasciare il Paese, nell’ambito di un’inchiesta per corruzione. Dal Cremlino, il portavoce Dmitry Peskov ha parlato degli eventi del 2014 come di “un violento e sanguinoso colpo di Stato organizzato dai Paesi occidentali” e ha lasciato intendere l’ipotesi di una futura governance sotto egida Onu. Intanto Kiev affronta uno degli inverni più duri dall’inizio dell’invasione. Il sindaco Vitalii Klitschko ha parlato di città “sull’orlo della catastrofe” dopo settimane di raid contro centrali elettriche e infrastrutture critiche, con temperature scese sotto i meno venti gradi e interruzioni diffuse di elettricità, riscaldamento e acqua.

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