Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha dichiarato che l’Unione Europea rappresenta “una minaccia più grande della Russia” per l’Ungheria, un’affermazione che ha immediatamente scatenato reazioni in tutta Europa e riacceso il dibattito sul ruolo di Budapest all’interno del blocco. Le parole di Orbán, pronunciate durante un intervento pubblico molto seguito, si inseriscono in una lunga serie di critiche rivolte alle istituzioni europee, accusate dal premier di voler limitare la sovranità nazionale attraverso pressioni politiche e condizionalità economiche. Secondo Orbán, Bruxelles eserciterebbe un’influenza “più invasiva” rispetto a Mosca, soprattutto attraverso le procedure sullo stato di diritto e il congelamento dei fondi destinati all’Ungheria. Il premier sostiene che tali misure siano motivate da divergenze ideologiche e non da reali violazioni democratiche, e che l’UE stia cercando di imporre modelli politici e sociali non compatibili con la visione del suo governo. Le sue dichiarazioni arrivano in un momento in cui Budapest è impegnata in negoziati complessi per sbloccare miliardi di euro di finanziamenti europei. Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Diversi esponenti europei hanno definito le parole di Orbán “inaccettabili” e “fuorvianti”, ricordando che l’Ungheria continua a beneficiare di fondi e programmi comunitari. Altri osservatori sottolineano che il premier ungherese utilizza da anni una retorica conflittuale nei confronti di Bruxelles per consolidare il consenso interno, soprattutto in vista delle sfide politiche future. Sul fronte interno, i sostenitori di Orbán vedono nelle sue parole una difesa della sovranità nazionale, mentre l’opposizione accusa il governo di isolare il Paese e di compromettere i rapporti con i partner europei.



