Mentre alla Conferenza di Monaco si discuteva di sicurezza europea e di equilibri globali, fuori dalla sede dell’evento la protesta contro la Repubblica islamica ha assunto dimensioni imponenti. Secondo la polizia tedesca, a Monaco hanno manifestato circa 200mila persone contro la teocrazia iraniana. Il corteo si è concentrato al Theresienwiese, storico spazio pubblico della città bavarese. Bandiere iraniane, ritratti di Reza Pahlavi e slogan per i diritti umani hanno segnato la mobilitazione, intitolata “Diritti umani e libertà per l’Iran”. Proteste parallele si sono svolte anche a Toronto e Los Angeles. Nonostante l’enorme afflusso, la manifestazione si è svolta in modo pacifico. Le autorità hanno segnalato solo violazioni minori legate a droni che hanno sorvolato l’area, in violazione delle restrizioni di volo. I manifestanti hanno sfilato mentre in patria l’Iran vive una delle più lunghe censure di internet della sua storia recente, imposta dalle autorità per soffocare la diffusione delle immagini delle proteste e delle repressioni interne.
Trump invoca un cambio di regime
A Washington il tono è stato ancora più netto. Il presidente Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti che un cambio di regime in Iran sarebbe “la cosa migliore che possa succedere”. Alla domanda su chi dovrebbe sostituire gli ayatollah, ha risposto: “Non voglio parlarne”. Trump ha ribadito che per evitare l’opzione militare Teheran deve accettare un accordo sul nucleare. “Direi che vogliono parlare. Ma finora hanno parlato tanto e non hanno agito”, ha affermato, lasciando intendere che la finestra diplomatica non è illimitata. Secondo due funzionari statunitensi, il Pentagono starebbe valutando scenari di operazioni prolungate contro l’Iran, nel caso il presidente decidesse per un intervento. La Casa Bianca, per bocca della vice portavoce Anna Kelly, ha precisato che “il presidente Trump ha tutte le opzioni sul tavolo”.
Pahlavi: “Aiutali”
Presente a Monaco, Pahlavi ha lanciato un appello diretto alla Casa Bianca: “Il popolo iraniano ti ha sentito dire che gli aiuti sono in arrivo e ha fiducia in te. Aiutali”. E ancora: “È ora di porre fine alla Repubblica islamica”. L’oppositore, che vive in esilio negli Stati Uniti, ha ribadito di non aspirare alla restaurazione monarchica ma a un governo eletto democraticamente. Resta però una figura divisiva nell’opposizione iraniana, criticata sia per le sue posizioni filo israeliane sia per la mancata presa di distanza netta dal regime autoritario del padre. Sempre ieri ha invitato gli iraniani a protestare dalle proprie case nelle serate del 14 e 15 febbraio: “Alzate la voce e cantate dai vostri tetti”.
Zelensky: “Il regime deve essere fermato immediatamente”
A Monaco, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato Pahlavi e ha collegato direttamente il dossier iraniano alla guerra in Ucraina. “Il regime iraniano deve essere fermato immediatamente”, ha dichiarato. “Quando hanno tempo, non fanno altro che uccidere di più”. Zelensky ha condannato la cooperazione tra Mosca e Teheran, in particolare la fornitura dei droni Shahed alla Russia, definendola una minaccia non solo per l’Ucraina ma per l’intera regione.
Ginevra, martedì doppio tavolo negoziale
Parallelamente, sul piano diplomatico, martedì a Ginevra è previsto un nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran sul nucleare. La delegazione americana dovrebbe includere Steve Witkoff e Jared Kushner, mentre quella iraniana sarà guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Presente anche il ministro omanita Badr al Busaidi, mediatore tra le parti. Nella stessa città, il 17 e 18 febbraio, sono attesi colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Teheran, intanto, ha criticato l’Unione europea per l’inserimento delle Guardie Rivoluzionarie nella lista nera delle organizzazioni terroristiche e ha chiesto a Bruxelles di “cambiare il suo approccio controproducente”. Fonti diplomatiche segnalano che Teheran non solo discuterà di nucleare ma è reticente a negoziare altre questioni sensibili come il proprio programma di missili balistici, un punto che potrebbe complicare i colloqui.



