Tutti ne fanno uso, ma nessuno lo ammette. Questa è la nuova frontiera della chirurgia estetica. Se pensavamo che non fosse più un tabù la realtà ci ricorda il contrario. Star da milioni di follower, che hanno stravolto completamente viso e corpo fingendo di essere solo cambiate nel tempo, suonano davvero poco credibili. La storia del brutto anatroccolo che diventa un cigno è una fiaba e, comunque, il cigno resta un volatile, non diventa un cavallo. Eppure, nonostante le prove evidenti, si continua a mentire spudoratamente sulla propria bellezza “naturale” al 100%.
La chirurgia ammessa solo se funzionale
C’è una convinzione diffusa che la bellezza sia una sorta di lotteria genetica, al massimo aiutata da dieta e allenamento, e che intervenire sui propri tratti somatici equivalga quasi a barare. Sui social, infatti, dilagano i commenti di disapprovazione verso chi sceglie di rompere le “regole” imposte da madre natura, sminuendo i risultati eccezionali spesso ottenuti, con frasi come “grazie che è bella/o, è tutta rifatta/o”, “pure io se andassi dal chirurgo potrei essere così”. Di contro, chi per anni ha rincorso quell’ideale, che ai giorni nostri sembrerebbe passare per il più alto dei valori morali, non ha nessuna voglia di essere sminuita a una bellezza di serie B.
Secondo lo studio Under the Knife: Unfavorable Percepitions of Women Who Seek Plastic Surgery (PLoS ONE, 2021), le donne che pianificano di sottoporsi a chirurgia plastica vengono giudicate meno positivamente rispetto ad altre. Questo effetto negativo riguarda soprattutto le donne percepite come attraenti. Se, cioè, una donna bella vuole ricorrere alla chirurgia estetica la percezione altrui su di lei peggiora. Per le donne percepite come meno attraenti, invece, la scelta della chirurgia plastica non modifica significativamente il giudizio degli altri. Lo studio suggerisce, quindi, che il modo in cui la società valuta la chirurgia estetica dipende dall’attrattività percepita di chi vi ricorre.
La verità è che, nonostante sia sempre più normalizzata, la chirurgia estetica continua a essere circondata da tabù e giudizi sociali. Molti ritengono accettabili solo gli interventi legati a deformità evidenti, come nasi pronunciati, orecchie a sventola, ricostruzioni post-tumore o lifting del corpo dopo grandi dimagrimenti. In tutti gli altri casi la percezione comune tende a leggere l’intervento come vanità, superficialità o artificio, alimentando commenti sminuenti e confronti morali, che poco hanno a che fare con la realtà dei motivi personali di chi sceglie di operarsi.
Il chirurgo maxillo-facciale Luigi Rugge, da noi raggiunto per un parere sull’argomento, conferma l’estremo riserbo che ancora circonda la chirurgia estetica. Molti pazienti non dichiarano di essersi sottoposti a interventi, anche quando sono evidenti, con l’eccezione della rinoplastica, proprio perché può essere giustificata da motivazioni funzionali, come problemi respiratori. E se ci pensiamo il famoso “setto nasale deviato” ha permesso a molti la costruzione di nasini alla francese senza il minimo giudizio. Allo stesso modo interventi come il lifting del volto, che richiede una lunga “degenza sociale” difficile da celare, in Italia non ha mai preso piede come nel resto del mondo. Insomma, purché ci sia una giustificazione “più grande” della semplice estetica, la chirurgia può essere dichiarata, altrimenti, la discrezione rimane la norma. Questo clima di riservatezza riflette non solo la percezione popolare negativa verso chi ricorre a interventi estetici, ma anche la paura di essere giudicati negativamente, confermando quanto ancora la chirurgia estetica sia un tema delicato e avvolto da tabù.
Richieste convenzionali e non
La realtà è che viviamo in una società con una dismorfia corporea diffusa, alimentata da modelli estetici irraggiungibili proposti dai social, che generano bisogni anche laddove non sarebbero giustificati. Gli interventi che fanno più “gola” secondo Rugge sono la mastoplastica, che rimane l’operazione più eseguita, seguita da rinoplastica e blefaroplastica. Se ci si concentra sul volto, le richieste più frequenti includono rinoplastica, blefaroplastica, otoplastica, lip lift e facelift. Esistono però anche richieste meno convenzionali come la labioplastica per ridurre le piccole labbra vaginali ipertrofiche delle donne in là con gli anni o, negli uomini, l’aumento del volume del pene tramite filler a base di acido ialuronico o lipofilling. Insomma, celata o non celata, la chirurgia plastica non è un settore in crisi. È un “peccato” che in molti compiono o vorrebbero compiere, ma che rimane nelle “segrete stanze” del chirurgo per evitare lo stigma sociale che ci farebbe precipitare immediatamente nel girone degli imbroglioni o dei fatui. Come se la bellezza e la giovinezza fossero un merito e non una grazia.
Purtroppo, però, le richieste di interventi arrivano sempre più anche dai giovanissimi, sebbene, avvisa il chirurgo, le procedure invasive dovrebbero essere evitate prima del completamento della crescita scheletrica. Allo stesso modo, anche trattamenti di medicina estetica apparentemente meno importanti, come filler o altre procedure non chirurgiche, dovrebbero essere proposti solo con estrema cautela, indipendentemente dal consenso ottenuto dei genitori.



