Jim Ratcliffe, comproprietario del Manchester United e fondatore del gruppo Ineos, ha presentato le sue scuse dopo le forti reazioni suscitate da alcuni commenti percepiti come anti‑immigrati, pronunciati durante un recente intervento pubblico.
Le sue parole, giudicate da molti come insensibili in un momento in cui il Regno Unito vive un acceso dibattito sull’immigrazione, hanno generato critiche da parte di tifosi, associazioni e rappresentanti politici. Ratcliffe ha chiarito che il suo intento era discutere di politiche economiche e di gestione delle frontiere, non attaccare comunità o individui.
In una dichiarazione diffusa nelle ultime ore, l’imprenditore ha affermato di “rammaricarsi profondamente” se qualcuno si è sentito offeso, sottolineando che il Manchester United è “un club globale, costruito sulla diversità e sull’apporto di persone provenienti da ogni parte del mondo”.
Le sue parole arrivano mentre la società è impegnata in una fase di ristrutturazione sportiva e manageriale, con Ratcliffe sempre più coinvolto nelle decisioni strategiche e nella comunicazione pubblica. Le reazioni non si sono però placate del tutto. Alcuni gruppi di tifosi hanno chiesto maggiore attenzione da parte della dirigenza nel trattare temi sociali sensibili, ricordando che il club ha una lunga storia di inclusione e un pubblico internazionale vastissimo.
Anche alcune organizzazioni per i diritti dei migranti hanno invitato Ratcliffe a un confronto più ampio, sostenendo che figure di alto profilo dovrebbero contribuire a un dibattito “responsabile e rispettoso”. Sul fronte politico, le dichiarazioni hanno alimentato discussioni più ampie sul ruolo degli imprenditori e dei proprietari sportivi nel discorso pubblico britannico. Per molti osservatori, l’episodio dimostra quanto sia sottile la linea tra opinioni personali e responsabilità istituzionali quando si rappresenta un marchio globale come il Manchester United.
