Il Madagascar sta affrontando una delle peggiori emergenze degli ultimi anni dopo il passaggio di un violento ciclone che ha causato decine di morti, migliaia di sfollati e danni ingenti alle infrastrutture.
Le autorità locali hanno confermato che il bilancio delle vittime è destinato a salire, mentre le squadre di soccorso cercano di raggiungere le zone più isolate, molte delle quali ancora irraggiungibili a causa di frane, allagamenti e strade completamente distrutte. Le immagini provenienti dalle regioni costiere mostrano interi villaggi spazzati via, campi agricoli sommersi e linee elettriche abbattute.
Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e ha chiesto supporto internazionale, sottolineando che il Paese non dispone delle risorse necessarie per affrontare una catastrofe di questa portata. Le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio parlano di una situazione critica: mancano acqua potabile, medicinali e ripari temporanei, mentre il rischio di epidemie cresce con il passare delle ore.
Le scuole e gli edifici pubblici sono stati trasformati in centri di accoglienza improvvisati, ma la capacità è già al limite. Il Madagascar, tra i Paesi più vulnerabili al cambiamento climatico, subisce ciclicamente l’impatto di cicloni sempre più intensi. Gli esperti ricordano che la combinazione di povertà diffusa, infrastrutture fragili e deforestazione rende l’isola particolarmente esposta.
Ogni evento meteorologico estremo si traduce in un arretramento economico e sociale che richiede anni per essere recuperato. Le autorità temono che questa nuova devastazione possa aggravare ulteriormente l’insicurezza alimentare, già diffusa in molte regioni. Mentre i soccorsi continuano, la popolazione cerca di ricostruire ciò che resta delle proprie case e delle proprie vite. Il ciclone ha lasciato dietro di sé non solo distruzione materiale, ma anche un profondo senso di vulnerabilità.



