L’Italia è tra i Paesi in cui i giovani faticano di più a lasciare la casa d’origine. Il rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), presentato alla Commissione Casa del Parlamento europeo, colloca il nostro Paese al secondo posto mondiale per permanenza dei giovani nel nucleo familiare, preceduto soltanto dalla Corea del Sud.
Il nodo di una vita autonomo
Nel dettaglio, l’80% degli under 30 italiani vive ancora con mamma e papà. Una percentuale che supera di gran lunga la media europea, attestata poco sopra il 55%, e quella Ocse, che si aggira intorno al 50%. Numeri che fotografano una difficoltà strutturale nell’accesso all’autonomia abitativa e che incidono profondamente sulle scelte di vita delle nuove generazioni: dalla formazione di una famiglia alla mobilità lavorativa.
Mediterraneo e nord Europa
L’analisi Ocse individua sette Paesi sviluppati in cui oltre il 70% dei giovani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Tra questi figurano Slovenia, Polonia, Grecia, Slovacchia e Spagna, oltre all’Italia. Solo la Corea del Sud registra livelli analoghi a quelli italiani.
Lo scenario cambia radicalmente nel Nord Europa. In Danimarca e Finlandia appena il 10% degli under 30 rimane nella casa familiare; Norvegia e Svezia si attestano intorno al 20%. La Germania supera di poco il 30%, la Francia si colloca oltre il 40% e il Regno Unito viaggia intorno al 50%.
Il dato italiano appare dunque allineato soprattutto a quello dei Paesi mediterranei, delineando un’area geografica accomunata da criticità simili: mercato del lavoro più fragile, salari medi più bassi, contratti precari e un welfare meno orientato al sostegno dell’autonomia giovanile rispetto ai modelli nordici.
Il sogno di una casa
A pesare è soprattutto il mercato della casa. Il rapporto evidenzia che il 60% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni teme di non riuscire a trovare un’abitazione adeguata nei prossimi due anni. Solo Grecia e Spagna mostrano livelli di preoccupazione superiori, oltre il 70%, mentre la media Ocse resta leggermente sotto il 60%.
Il caro-affitti e l’aumento dei prezzi degli immobili rappresentano i principali ostacoli. Negli ultimi anni, in molte città italiane, i canoni di locazione sono cresciuti più rapidamente dei salari, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie e rendendo difficile sostenere un affitto senza un contratto stabile.
Le incertezze economiche
In alcune grandi aree urbane, il costo medio di una stanza o di un bilocale assorbe una quota significativa del reddito mensile di un giovane lavoratore.
Il fenomeno non riguarda soltanto chi non dispone di risorse economiche sufficienti: anche una parte di giovani con reddito autonomo sceglie di restare in famiglia per convenienza economica, rinviando l’uscita per accumulare risparmi o far fronte all’incertezza occupazionale.
Uno su cinque ce la fa
Oggi solo un under 30 su cinque riesce a vivere in modo indipendente. Un dato che certifica l’esistenza di un’emergenza abitativa diffusa, inserita in un contesto globale di tensione sui mercati immobiliari, ma che in Italia assume contorni particolarmente marcati, incidendo sulle prospettive demografiche ed economiche del Paese.



