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I senatori argentini approvano la riforma del lavoro di Milei, primo passo decisivo per il suo programma economico

giovedì, 12 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Il Senato argentino ha approvato la riforma del lavoro proposta dal presidente Javier Milei, segnando il primo passo fondamentale di un pacchetto legislativo che il governo considera essenziale per rilanciare l’economia e attrarre investimenti. Il voto, arrivato dopo una seduta tesa, rappresenta una vittoria politica significativa per l’esecutivo, che nelle ultime settimane aveva faticato a trovare una maggioranza stabile in un Parlamento frammentato e spesso ostile alle sue iniziative. La riforma introduce modifiche profonde al mercato del lavoro: riduzione delle indennità di licenziamento, maggiore flessibilità nei contratti, incentivi all’assunzione e un nuovo quadro normativo per le relazioni sindacali. Il governo sostiene che queste misure siano necessarie per “modernizzare un sistema rigido e obsoleto” e per combattere un tasso di informalità che supera il 40%. I critici, invece, denunciano un attacco ai diritti dei lavoratori e temono che la maggiore facilità di licenziamento possa aggravare la precarietà in un Paese già segnato da inflazione e disoccupazione elevate. Il dibattito in aula è stato acceso, con proteste fuori dal Congresso e un forte dispiegamento di forze di sicurezza. Alcuni senatori dell’opposizione hanno accusato il governo di voler “smantellare decenni di conquiste sociali”, mentre i sostenitori della riforma hanno parlato di un “cambio di paradigma necessario” per uscire dalla stagnazione economica. Alla fine, il testo è passato con una maggioranza risicata, frutto di negoziati serrati e concessioni mirate a gruppi centristi e provinciali. Per Milei, che ha costruito la sua campagna elettorale sulla promessa di una trasformazione radicale dell’economia argentina, l’approvazione della riforma del lavoro è un segnale politico cruciale. Il governo punta ora a far avanzare le altre componenti del suo programma, tra cui la deregolamentazione dei mercati, la riduzione della spesa pubblica e un nuovo quadro fiscale.

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