Durante le celebrazioni per il quarantasettesimo anniversario della Rivoluzione islamica, a Teheran, il presidente Masoud Pezeshkian ha alternato aperture e toni di sfida, delineando una linea che combina disponibilità al dialogo e rifiuto di pressioni esterne.
Nel discorso trasmesso dalla televisione di Stato ha ribadito che la Repubblica islamica non accetterà “imposizioni né coercizioni”, attribuendo lo stallo dei colloqui al clima di diffidenza maturato negli anni con l’Occidente e alle richieste americane giudicate “sproporzionate”. Il negoziato, avviato in Oman, resta formalmente aperto ma dall’esito incerto.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’Iran sarebbe “ansioso di chiudere un accordo”, lasciando però intendere la possibilità di rafforzare la presenza militare statunitense nell’area come strumento di pressione. Intanto l’Agenzia internazionale per l’energia atomica non effettua da mesi verifiche complete sulle scorte iraniane, elemento che continua ad alimentare tensioni.
“La fiducia con Washington non è piena”, ha ammesso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, precisando che l’Iran non intende dotarsi di armi nucleari ed è disponibile a meccanismi di verifica, a condizione che venga riconosciuto il diritto allo sviluppo dell’energia nucleare per fini pacifici, in particolare per la produzione elettrica.
Tensioni interne e diplomazia
Sul piano interno, Pezeshkian ha riconosciuto le difficoltà economiche e ha chiesto scusa per le “carenze” che gravano sulla popolazione. Ha espresso rammarico per vittime e danni legati alle recenti proteste, senza però attribuire responsabilità dirette alle forze di sicurezza. In passato aveva definito i manifestanti strumenti di potenze straniere, accusando nemici esterni di aver alimentato disordini e tentativi di destabilizzazione. Le cifre sulle vittime restano controverse: fonti ufficiali e stime indipendenti divergono in modo significativo.
Parallelamente si muove la diplomazia regionale. Ali Larijani, consigliere della guida suprema Ali Khamenei e segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, si è recato in Qatar dopo i colloqui in Oman, lasciando intendere che potrebbe essere annunciata a breve la data di un nuovo round con Washington.
Israele
Nel frattempo Benjamin Netanyahu è arrivato a Washington per incontrare Trump. Prima della partenza aveva annunciato che avrebbe illustrato alla Casa Bianca le “linee rosse” di Israele nei negoziati con Teheran, ritenendo il dossier nucleare centrale per la sicurezza regionale. Il presidente israeliano Isaac Herzog, in visita in Australia, ha auspicato che il confronto tra Stati Uniti e Israele contribuisca a contenere quella che ha definito la minaccia iraniana e ad aprire una nuova fase di stabilità in Medio Oriente, collegando il tema nucleare anche agli sviluppi sul fronte di Gaza.



