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Il Lunar Orbiter della Nasa potrebbe aver individuato Luna 9: la sonda riemerge 60 anni dopo la sua scomparsa

mercoledì, 11 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Il Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa potrebbe aver individuato i resti della sonda sovietica Luna 9, scomparsa da decenni e considerata irrintracciabile dopo il suo storico allunaggio del 1966. Le nuove immagini ad alta risoluzione, analizzate da un gruppo di ricercatori indipendenti e successivamente esaminate dagli scienziati dell’agenzia statunitense, mostrano un oggetto compatibile per forma, dimensioni e posizione con il lander che segnò la prima discesa morbida sulla superficie lunare. Se confermata, la scoperta rappresenterebbe un tassello prezioso nella ricostruzione delle missioni pionieristiche dell’era spaziale. Luna 9, parte del programma sovietico dedicato all’esplorazione del nostro satellite, trasmise per tre giorni immagini e dati prima di interrompere ogni comunicazione. Da allora, la sua posizione esatta era rimasta incerta, complice la scarsa qualità delle mappe lunari dell’epoca e l’assenza di missioni successive in grado di localizzarla con precisione. Le nuove fotografie del Lunar Orbiter mostrano un oggetto semisferico parzialmente coperto dalla polvere, situato nella regione dell’Oceanus Procellarum, compatibile con le coordinate approssimative registrate negli anni Sessanta. Gli scienziati invitano alla cautela: l’identificazione non è ancora definitiva e saranno necessarie ulteriori analisi, incluse simulazioni di illuminazione e confronti geometrici con i modelli originali della sonda. Tuttavia, l’entusiasmo nella comunità scientifica è palpabile. Ritrovare Luna 9 significherebbe non solo recuperare un pezzo di storia, ma anche ottenere informazioni preziose sul degrado dei materiali dopo decenni di esposizione all’ambiente lunare, un tema cruciale per le future missioni di lunga durata. La possibile individuazione arriva in un momento in cui l’interesse per la Luna è tornato centrale, con programmi internazionali che puntano a basi permanenti e infrastrutture scientifiche sulla superficie.

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