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Corruzione, Italia ferma al 52esimo posto, ma perde punti. L’allarme di Transparency

Il CPI 2025 segna un nuovo calo ed evidenzia criticità nelle misure di prevenzione. Appello a rafforzare trasparenza e integrità
mercoledì, 11 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Non è una notizia, questa, di cui poter andare fieri. Anzi: l’Italia mantiene la 52esima posizione nell’Indice di Percezione della Corruzione 2025, ma registra (ahinoi) un nuovo arretramento nel punteggio. Secondo i dati pubblicati ieri da Transparency International il nostro Paese scende infatti da 54 a 53 punti: confermata così l’inversione di tendenza già emersa nel 2024 dopo anni di progressi iniziati nel 2012 con l’introduzione di strumenti di prevenzione e trasparenza.

Il CPI è il principale indicatore globale della corruzione nel settore pubblico: assegna un punteggio e una posizione a 182 Paesi e territori sulla base della percezione degli esperti, utilizzando 13 diverse fonti di dati. L’edizione 2025 evidenzia un peggioramento del fenomeno a livello mondiale, con segnali di arretramento anche nelle democrazie consolidate.

I nodi italiani nella prevenzione

Secondo Transparency International il sistema italiano di prevenzione risente dell’indebolimento di alcune misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio. Nel 2025 l’Italia, insieme alla Germania, si è opposta all’inserimento di questo reato tra quelli perseguiti in tutta l’Unione europea nell’ambito della direttiva anticorruzione proposta dalla Commissione nel 2023 e approvata in via provvisoria a dicembre 2025. Tra le criticità segnalate figurano inoltre l’assenza di una legge organica sul lobbying (tema su cui Transparency International Italia sollecita interventi dal 2021), la mancanza di una disciplina complessiva sul conflitto di interessi e la sospensione del Registro dei titolari effettivi.

Elementi che, secondo l’organizzazione, incidono sull’integrità pubblica e sulle politiche antiriciclaggio. Una proposta di legge sul lobbying, ritenuta incompleta, è stata approvata alla Camera a gennaio ed è ora attesa all’esame del Senato.

Il quadro globale

I dati del CPI 2025 mostrano un arretramento più ampio. Anche le democrazie, tradizionalmente più solide nella lotta alla corruzione, registrano cali di performance. Tra i Paesi citati figurano Stati Uniti (64 punti), Canada (75) e Nuova Zelanda (81), oltre a diverse realtà europee come Regno Unito (70), Francia (66) e Svezia (80).

Negli ultimi dieci anni in Europa occidentale e nell’Unione europea tredici Paesi hanno mostrato un peggioramento significativo, mentre solo sette hanno registrato miglioramenti. Parallelamente cresce il numero di Stati che limitano libertà di espressione, associazione e riunione: dal 2012, 36 dei 50 Paesi con un forte calo nel CPI hanno anche visto restringersi lo spazio civico.

L’appello

In questo contesto il Presidente di Transparency International Italia Michele Calleri richiama la necessità di riaffermare i principi dello Stato di diritto, sottolineando che integrità, trasparenza e responsabilità sociale restano valori imprescindibili. L’obiettivo indicato è costruire un modello di società in cui l’integrità sia più conveniente della corruzione, la trasparenza del clientelismo e la responsabilità dell’omertà sociale.

Molto dura la presa di posizione della Senatrice del Partito Democratico Enza Rando che critica l’arretramento dell’Italia nell’Indice di Percezione della Corruzione: i dati per lei confermano una direzione sbagliata del Governo e l’indebolimento delle politiche di prevenzione e legalità. Rando definisce “inaccettabili” le dichiarazioni del Ministro Urso sul rafforzamento dell’anticorruzione e ha rimarcato l’abolizione del reato di abuso d’ufficio voluta dall’esecutivo, e richiama l’allarme del Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Giuseppe Busia sulla necessità di invertire la rotta. La Senatrice chiede di rimettere al centro trasparenza, contrasto ai conflitti di interesse e responsabilità sociale per ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

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