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Mohammad Eslami, Capo dell'agenzia Nucleare Iraniana OIEA

Teheran apre sul nucleare: “Possibile diluire l’uranio se revocate le sanzioni”. Stretta repressiva interna

Colloqui indiretti con gli Usa definiti “un passo avanti”, ma Araghchi parla di “muro di sfiducia”. Arrestato il portavoce riformista Emam. Altri sei anni di carcere alla Nobel Narges Mohammadi.
martedì, 10 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Mentre sul piano diplomatico Teheran lascia intravedere margini di manovra sul dossier nucleare, all’interno del Paese si intensifica la repressione contro oppositori, attivisti e figure del fronte riformista. Il capo dell’Agenzia iraniana per l’energia atomica, Mohammad Eslami, ha dichiarato che l’Iran sarebbe disposto a diluire parte dell’uranio altamente arricchito in cambio della revoca completa delle sanzioni internazionali. La posizione, riportata dall’agenzia Isna, rappresenta uno dei segnali più espliciti di disponibilità lanciati da Teheran nel quadro dei contatti indiretti con Washington. A confermare il clima prudente è intervenuto anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha riconosciuto l’esistenza di un ostacolo politico profondo nei rapporti con gli Stati Uniti: “Abbiamo cercato seriamente di avviare colloqui concreti, a condizione che anche la controparte fosse pronta a ottenere risultati. Tuttavia, nonostante i negoziati in corso, esiste un grande muro di sfiducia”. Allo stesso tempo, Teheran continua a considerare l’arricchimento dell’uranio sul proprio territorio una linea invalicabile, ribadendo che qualsiasi intesa non potrà prevedere una rinuncia a quello che viene definito un diritto sovrano. Sulla stessa linea il presidente Masoud Pezeshkian, che ieri ha definito i colloqui svoltisi venerdì in Oman “un passo avanti”, ribadendo però il rifiuto di ogni pressione esterna: “Il dialogo è sempre stata la nostra strategia. Non tollereremo il linguaggio della forza”, ha scritto sul suo account X, sottolineando il rispetto del diritto internazionale in relazione al programma nucleare iraniano.

Khamenei chiama alla “resilienza”

Il fronte interno, però, racconta un’altra storia. In un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, la Guida Suprema Ali Khamenei ha invitato la popolazione a mostrare “resilienza contro il nemico”, sostenendo che la forza di una nazione “non dipende solo da missili e aerei, ma dalla volontà del popolo”. Khamenei ha esortato gli iraniani a scendere in piazza l’11 febbraio, in occasione del 47° anniversario della Rivoluzione islamica, per “scoraggiare il nemico”. Nel frattempo, le Guardie Rivoluzionarie hanno arrestato Javad Emam, portavoce della principale coalizione riformista, dopo una perquisizione nella sua abitazione a Teheran. Emam aveva guidato nel 2009 la campagna elettorale dell’ex primo ministro Mir Hossein Mousavi, tuttora agli arresti domiciliari. L’arresto segue quelli di altre figure di primo piano del fronte riformatore, tra cui Azar Mansouri, ex consigliera dell’ex presidente Mohammad Khatami. Secondo l’agenzia Fars, le accuse includono “attacchi all’unità nazionale”, “propaganda nemica” e “creazione di meccanismi sovversivi”. Mansouri, 60 anni, aveva scritto sui social durante le proteste di dicembre che “quando tutte le vie per essere ascoltati sono chiuse, la protesta scende in piazza” e che “la repressione è il modo peggiore per affrontare i manifestanti”. Nuovi arresti hanno colpito anche altri attivisti legati alla cosiddetta “Dichiarazione dei 17”, un manifesto che chiede un referendum libero, un’assemblea costituente e la fine della Repubblica islamica. Tra i firmatari figurano registi e difensori dei diritti umani, mentre le autorità stimano oltre 3.000 morti nelle proteste, a fronte di cifre ben più alte fornite dalle organizzazioni indipendenti.

Minacce a Israele

Il clima di tensione è stato rafforzato anche da una provocatoria installazione comparsa in piazza Palestina, a Teheran: un maxi-cartellone con una mappa dell’area di Tel Aviv e la scritta, anche in ebraico, “Di fronte a una pioggia di missili, questa è una piccola area”, accompagnata da un pulsante rosso con la parola “Fire”.

Nuova condanna per la Nobel Narges Mohammadi

Sul fronte dei diritti umani, ieri è arrivata un’ulteriore condanna contro la premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi. La magistratura iraniana le ha inflitto altri sei anni di carcere, oltre a due anni di esilio interno e al divieto di lasciare il Paese. L’attivista, già detenuta da anni, è accusata di “raduno” e “collusione” per attività di propaganda. Secondo il suo avvocato, Mostafa Nili, le condizioni di salute della 53enne restano critiche dopo uno sciopero della fame durato una settimana.

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