Il governo britannico è scosso dalle dimissioni di Sue McSweeney, capo dello staff del Primo Ministro Keir Starmer, che ha annunciato il proprio passo indietro assumendosi “la piena responsabilità” per aver consigliato la controversa nomina di Peter Mandelson a un ruolo strategico all’interno di Downing Street. La decisione, arrivata dopo giorni di pressioni interne e critiche crescenti, apre un nuovo fronte di tensione per l’esecutivo laburista, già impegnato a consolidare la propria agenda politica in un contesto economico complesso. Secondo fonti governative, la nomina di Mandelson — figura storica del New Labour ma anche personalità divisiva per il suo passato politico e per le polemiche che lo hanno accompagnato negli anni — avrebbe generato malumori sia nel partito sia tra alcuni membri del governo. McSweeney, considerata una delle collaboratrici più vicine a Starmer, avrebbe sostenuto l’ingresso dell’ex ministro come segnale di continuità strategica e di rafforzamento dell’esperienza interna. La reazione, però, è stata opposta: critiche pubbliche, dubbi sulla trasparenza del processo decisionale e timori di un ritorno a dinamiche politiche che molti ritenevano superate. Nel comunicato diffuso ieri, McSweeney ha spiegato di aver rassegnato le dimissioni “per non creare ulteriori distrazioni” e per permettere al Primo Ministro di “proseguire il suo lavoro senza ombre”. Starmer, da parte sua, ha ringraziato la collaboratrice per il servizio svolto, sottolineando il suo contributo alla costruzione della squadra di governo, ma non ha commentato nel merito la nomina di Mandelson né le critiche interne. La vicenda arriva in un momento delicato per l’esecutivo, impegnato a mantenere compatta la maggioranza e a rispondere alle aspettative di un elettorato che chiede risultati rapidi su economia, welfare e sicurezza.



