0

GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA: un viaggio nel biennio che ha trasformato un paese ferito dal conflitto e dalla dittatura in una nazione moderna, tra speranze di rinascita e ricostruzione morale

domenica, 8 Febbraio 2026
6 minuti di lettura

I governi Parri e De Gasperi nella transizione italiana del1945-1946: dalla crisi dell’eredità resistenziale alla costruzione della normalità repubblicana

Come abbiamo riflettuto ed argomentato nel precedente articolo del 4 Febbraio trattando il 25 aprile 1945, nel dibattito storiografico e civile sull’Italia del secondo dopoguerra, il problema centrale non fu soltanto la caduta del fascismo, ma il modo in cui il Paese decise di uscire dalla guerra civile e di costruire un nuovo ordine politico. La questione della pacificazione – intesa come scelta consapevole di non fondare la nuova Repubblica su una vasta resa dei conti – rappresentò uno dei nodi più delicati e, ancora oggi, più controversi della storia repubblicana. Tra il 1945 e il 1946 si consumò un passaggio decisivo e si passò dalla fase dominata dalla legittimazione resistenziale e dalla volontà di rinnovamento morale dello Stato, alla fase della stabilizzazione istituzionale, della continuità amministrativa e della riconciliazione nazionale. I governi di Ferruccio Parri e di Alcide De Gasperi incarnarono, in modo emblematico, queste due diverse logiche.

Il governo Parri: la Resistenza come fondamento politico

Il governo presieduto da Ferruccio Parri (nome di copertura da partigiano “Maurizio”), in carica dal 21 giugno al 10 dicembre 1945, rappresentò l’ultimo tentativo di tradurre direttamente l’esperienza della Resistenza in progetto di governo. Quando Ferruccio Parri formò il suo governo, l’Italia si trovava ancora in una situazione di profonda instabilità politica e sociale. La Liberazione era recente, la guerra civile terminata da poche settimane in molte aree del Paese e l’apparato statale era in gran parte composto da personale formatosi e affermatosi sotto il regime fascista. Il problema centrale che il nuovo esecutivo si trovò ad affrontare fu quello di tradurre l’esperienza della Resistenza in una concreta azione di governo.

Dunque il primo vero governo dell’Italia liberata vide Presidente del Consiglio Ferruccio Parri, leader del Partito d’Azione eMinistro degli Affari Esteri Alcide De Gasperi. Quest’ultimoruolo era importantissimo perché l’Italia doveva ricostruire i rapporti con gli Alleati, prepararsi al futuro trattato di pace, cercare credibilità internazionale dopo il fascismo.

Fu un governo di transizione molto “politico-morale”, espressione diretta del CLN. I suoi obiettivi principali furono:

Continuità con lo spirito della Resistenza

Parri proveniva dall’area azionista e dal mondo resistenziale e guidò un esecutivo espressione del Comitato di Liberazione Nazionale. La sua azione si collocava esplicitamente nel solco di una lettura etico-politica della Liberazione: la nascita del nuovo Stato avrebbe dovuto poggiare su una discontinuità reale con il passato fascista. Il governo Parri si mosse ancora dentro la logica del CLN come fondamento politico della nuova Italia, vedendo nella Resistenza la base morale dello Stato. In questo senso Parri rappresentò, come vedremo, l’ultimo tentativo di una “democrazia nata direttamente dalla Resistenza”.

Normalizzazione dello Stato.

Per realizzare questo obiettivo, il governo Parri mantenne una forte centralità politica del CLN e continuò a considerare la Resistenza come il principale fondamento di legittimazione del nuovo ordine democratico. L’apertura della Consulta nazionale, il 25 settembre 1945, rappresentò un primo tentativo di avviare una forma di rappresentanza politica, ancora provvisoria, ma inserita in una cornice fortemente segnata dall’esperienza resistenziale.Ripristinare l’amministrazione pubblica, riattivando lo Stato dopo il caos della guerra civile e mettendo in funzione tribunali, scuole, enti locali.

Epurazione del fascismo.

Il punto più qualificante dell’azione di governo fu il rilancio della politica di epurazione. Durante l’estate del 1945 il governo cercò di rendere più effettivo l’allontanamento dalle amministrazioni pubbliche, dalla magistratura e dagli apparati statali dei funzionari compromessi con il regime. In questa prospettiva, l’epurazione non aveva solo una funzione punitiva, ma costituiva uno strumento di rinnovamento dello Stato. Il governo si pose lo scopo di allontanare funzionari compromessi con il regime fascista processando i collaborazionisti. Questo tema creò forti tensioni politiche: alcuni partiti volevano un’epurazione dura, altri temevano l’instabilità. Parri cercò di realizzare l’epurazione nella pubblica amministrazione, colpendo i dirigenti compromessi con il regime e sostenendo le commissioni di epurazione in quanto, in quel primo contesto, l’idea di “fare giustizia” dopo il fascismo era ancora forte. Tuttavia l’apparato statale era ben incardinato e non tutta la generazione che doveva procedere al ricambio aveva le competenze necessarie per governare la macchina amministrativa, peraltro in una fase così emergenziale, per cui l’apparato burocratico rimase in gran parte lo stesso di prima. L’epurazione risultò perciò lenta, disomogenea e presto contrastata. Le commissioni già istituite furono sollecitate a operare con maggiore decisione cercando di estendere il controllo sulla fedeltà democratica dei funzionari pubblici, dei dirigenti amministrativi e dei quadri dello Stato. L’obiettivo non fu soltanto sanzionatorio, ma dichiaratamente politico: era necessario rimuovere i simboli e gli uomini del passato, per rendere credibile la nascita di una nuova legalità repubblicana.

Affrontare problemi economici e sociali

Parri si trovò a dover affrontare un’inflazione altissima, disoccupazione, razionamenti di cibo, mancanza di lavoro, ricostruzione delle infrastrutture. Il suo governo in questo ambito si dimostrò debole politicamente e dipendente quasi totalmente dagli aiuti alleati.

Tutelare l’ordine pubblico

Vi fu inoltre la necessità di riportare il monopolio della forza allo Stato nella garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica. Appena cessato il conflitto vi era tra la popolazione presenza diffusa di armi – soprattutto tra gli ex partigiani – e venivano inoltre perpetrati episodi di violenza e vendette post-belliche.

La preparazione del passaggio istituzionale

Parallelamente Parri mantenne una stretta connessione con il sistema dei partiti del Comitato di Liberazione Nazionale, che continuarono a rappresentare, di fatto, la principale sede di legittimazione politica. La stessa impostazione dell’azione di governo rifletteva l’idea che il processo di transizione non si fosseancora concluso e che la fase rivoluzionaria della Resistenza dovesse avere una prosecuzione, sia pure istituzionale. In questo quadro, il 25 settembre 1945, si collocò l’apertura della Consulta nazionale. La Consulta non fu un vero parlamento, ma un organo rappresentativo con funzioni consultive, concepito come strumento di accompagnamento verso la futura Assemblea costituente. La sua composizione rispecchiava l’equilibrio dei partiti del CLN e costituì il primo tentativo di riportare il confronto politico in una sede formalizzata, pur senza abbandonare il riferimento diretto alla legittimazione resistenziale.In sintesi si preparò il terreno per le elezioni democratiche e si accese il confronto sulla forma che dovesse avere lo Stato dopo la guerra. Si aprì il dibattito se dovesse essere il popolo a decidere democraticamente e direttamente l’impianto istituzionale futuro,preannunciando già il confronto sul referendum monarchia–repubblica.

Le difficoltà e la crisi del governo Parri

Ciò detto, il progetto di Parri si scontrò rapidamente con limiti strutturali. Il governo non disponeva di una solida base parlamentare, si trovava a gestire una situazione economica drammatica – inflazione, disoccupazione, scarsità di risorse – e incontrava crescenti resistenze proprio sul terreno dell’epurazione. Ampi settori politici, in particolare della Democrazia cristiana e delle forze liberali, giudicavano quella linea pericolosa per la stabilità dello Stato e per la ricostruzione amministrativa. Il governo Parri fu tuttavia sostenuto da una coalizione molto eterogenea composta da comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, liberali. Tutti avevano partecipato alla Resistenza e nella lotta contro il nazifascismo avevano trovato il comune denominatore per collaborare. Più difficile apparivano gli accordi per la prosecuzione del governo dato che venivano alla luce le diverse impostazioni politiche con cui ciascuno rivendicava la soluzione dei problemi e l’organizzazione della nazione. Sideterminarono conflitti interni in quanto vi furono visioni opposte sulla gestione dell’economia, della giustizia e dell’ordine pubblico. Inoltre il Partito d’Azione a cui apparteneva Parri, non era forte a livello parlamentare come i partiti di massa che prendevano piede con maggiore peso elettorale (ci riferiamo a DC, PCI e PSI). Parri veniva visto dagli ambienti moderati e industriali come troppo vicino alla sinistra e vi furono importanti pressioni internazionali, per richiedere maggiore stabilità politica e continuità con “l’ancien regime”. Nel corso dell’autunno, tuttavia, emersero in modo sempre più evidente le difficoltà del governo. Da un lato, la situazione economica e sociale rimase gravissima; dall’altro, la linea sull’epurazione incontrò crescenti opposizioni. Una parte rilevante della classe politica paventò che l’ampiezza delle misure e l’incertezza dei criteri producessero instabilità, paralisi amministrativa e conflitti diffusi. A ciò si aggiunse la debolezza strutturale del governo Parri, che non disponeva di un solido radicamento parlamentare e doveva reggersi su un equilibrio fragile tra forze politiche molto eterogenee.

Il Governo cadde quindi soprattutto per mancanza di una base politica stabile, isolato, senza una vera maggioranza parlamentare strutturata e percepito (soprattutto da DC e liberali) come troppo vicino ai partiti di sinistra e al mondo resistenziale. Iniziò cosìchiaramente il passaggio dal tempo della Resistenza al tempo della politica dei partiti di massa.

Il 10 dicembre 1945 il governo cadde e Parri si dimise dopo un voto di sfiducia di fatto. La caduta del governo segnò quindi non soltanto la fine di un’esperienza politica, ma il tramonto di una possibile “Repubblica della Resistenza”.

Di seguito una mappa con i passaggi cronologici del breve governo Parri.

estate 1945 (giugno–agosto)

Rilancio delle commissioni di epurazione applicazione e rafforzamento della normativa contro i funzionari compromessi col fascismo. (Le basi giuridiche erano state poste già prima, ma è Parri che tenta di usarle con maggiore decisione).

luglio–settembre 1945

orientamento politico ufficiale attraverso la continuità con la Resistenza come fondamento dello Stato e la centralità del CLN.

25 settembre 1945 si apre la Consulta nazionale.

La Consulta Nazionale, composta da tutti i partiti che avevano partecipato alla Resistenza, fu il primo organo rappresentativo nazionale del dopoguerra (embrione della futura Assemblea). Questo passaggio avvenne sotto il governo Parri.

autunno 1945

emerse chiaramente lo scontro sulla linea dell’epurazione, la difficoltà di governare l’economia, l’isolamento politico del presidente del Consiglio.

Dicembre 1945 caduta del governo Parri.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Fonti rinnovabili: in due anni investimenti su del 24%

L’IEA, l’Agenzia internazionale intergovernativa dell’energia fondata nel 1974 dall’OCSE in…

“Non siamo killer per sempre”

Nisida è l’isola che c’è. E fa bene ricordarlo. Lì ha sede l’Istituto…