Sono lo scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine e il fermo preventivo, ossia le due misure più controverse del decreto sicurezza che sarà discusso oggi al Consiglio dei ministri, ad aver messo sul chi va là il Quirinale. I rilievi del Colle sono stati infatti al centro di un colloquio avvenuto nel pomeriggio di ieri tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che si è recato al Quirinale per riferire sull’impianto complessivo del pacchetto sicurezza nel quale sono (erano?) previste due norme che la maggioranza ha (aveva?) intenzione di inserire nel provvedimento dopo gli scontri avvenuti a Torino durante il corteo pro Askatasuna.
Dal confronto è emersa la richiesta di ricondurre le norme nel perimetro della Costituzione, senza però stravolgere l’architettura del decreto sicurezza e del disegno di legge collegato, che il Governo resta intenzionato a portare in Consiglio dei ministri. Secondo quanto filtrato da ambienti parlamentari il Capo dello Stato avrebbe fatto presente che il via libera ai provvedimenti potrebbe arrivare solo a fronte di alcune modifiche. Nello specifico sullo scudo agli agenti è stata richiamata l’esigenza di evitare la creazione di una sorta di giurisprudenza separata per specifiche categorie, mentre sul fermo preventivo è stato sottolineato che non può essere giustificato da un semplice atteggiamento ritenuto sospetto.
Fonti del governo hanno fatto sapere che il decreto e il ddl approderanno comunque in Consiglio dei ministri, con correttivi destinati a recepire i rilievi del Colle: “Il nostro lavoro è stato equilibrato”, le parole del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che in pratica ha spiegato che l’esecutivo interverrà sul tema della sicurezza nel rispetto delle garanzie costituzionali.
Sviluppi giudiziari
Il dibattito politico si è intrecciato con gli sviluppi giudiziari legati agli scontri di Torino. Il gip del Tribunale sabaudo ha disposto la scarcerazione di due dei tre manifestanti arrestati, imponendo loro l’obbligo di firma. Per il terzo, un giovane di 22 anni residente in Toscana, sono stati invece disposti gli arresti domiciliari. Il ragazzo è sospettato di aver preso parte all’aggressione a un poliziotto e nei suoi confronti restano le accuse di lesioni e resistenza. Una decisione, quella presa dal gip, che non è piaciuta al Ministro degli Esteri Tajani che ha espresso preoccupazione per gli effetti che provvedimenti del genere possono avere sulla percezione di sicurezza dei cittadini e sul lavoro delle forze dell’ordine, pur richiamando la necessità di restare nel quadro delle leggi e delle garanzie.
Strumenti giuridici per gli agenti
Intanto ieri il titolare del Viminale Piantedosi è tornato al Senato per riferire sugli scontri di Torino. Qui ha sostenuto la necessità di dotare le forze dell’ordine di strumenti giuridici chiari per intervenire in modo preventivo contro soggetti noti per comportamenti violenti, al fine di impedire infiltrazioni nelle manifestazioni pubbliche. Il Ministro ha respinto poi le accuse rivolte al Governo e alle forze di polizia sulla gestione dell’ordine pubblico e ha detto che la responsabilità degli episodi di violenza ricade su chi li compie.
Piantedosi ha inoltre difeso l’operato di prefetti, questori e dirigenti di polizia aggiungendo che l’uso della forza rappresenta un’extrema ratio e viene esercitato nei limiti consentiti dalle circostanze. Ha rispedito al mittente, definendole prive di fondamento, le ipotesi secondo cui le violenze sarebbero state tollerate per agevolare l’introduzione di nuove norme in materia di sicurezza.
Capitolo Ice
Nel corso dell’informativa il titolare del Viminale ha affrontato anche il tema della sicurezza delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. L’occasione giusta per ribadire che l’agenzia statunitense Ice non svolgerà attività operative di polizia sul territorio italiano. La collaborazione con le autorità statunitensi, ha spiegato, si limita ad attività di analisi e scambio informativo, svolte all’interno degli uffici diplomatici e regolate da un accordo bilaterale in vigore dal 2009 e ratificato dal Parlamento nel 2014. Secondo Piantedosi non vi è alcuna ingerenza straniera né compressione della sovranità nazionale, e la polemica sulla presenza dell’Ice è “totalmente infondata”.



