Papa Leone XVI torna a richiamare l’attenzione sulla guerra in Ucraina, denunciando l’impatto diretto dei bombardamenti su ospedali, infrastrutture energetiche e popolazione civile. In un appello rivolto alla comunità internazionale, il Pontefice ha chiesto di sostenere un popolo “duramente provato” e ha rilanciato un invito pressante ad abbandonare la corsa agli armamenti, ricordando l’imminente scadenza del trattato New Start sul controllo delle armi nucleari tra Stati Uniti e Russia. Da Washington, intanto, è arrivato un nuovo sollecito al presidente russo affinché ponga fine al conflitto.
Sul piano diplomatico, ad Abu Dhabi è iniziato un nuovo round di colloqui in formato trilaterale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti. La delegazione ucraina, guidata dal segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Rustem Umerov, ha riferito che i lavori sono partiti in sessione congiunta per poi proseguire in gruppi separati su temi specifici. Kiev parla di un mandato chiaro del presidente Volodymyr Zelensky per arrivare a una pace duratura, ma avverte che gli attacchi in corso avranno conseguenze dirette sul clima dei negoziati.
Sul fronte internazionale, il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio in videoconferenza con il leader cinese Xi Jinping. Entrambi hanno descritto il partenariato tra Mosca e Pechino come un fattore di stabilità globale e hanno sottolineato il carattere strategico della cooperazione, in particolare nel settore energetico. Xi ha parlato di una nuova fase di sviluppo delle relazioni bilaterali e di un impegno comune nella difesa di un ordine internazionale considerato più equo.
Sul piano della sicurezza europea, un’inchiesta del Financial Times segnala che veicoli spaziali russi avrebbero intercettato per anni le comunicazioni di diversi satelliti europei, sollevando timori su possibili rischi per dati sensibili e sistemi orbitali. Mosca, da parte sua, afferma di aver distrutto un deposito di munizioni ucraine nella regione di Dnipropetrovsk.
Raid e attacchi incrociati
Nelle stesse ore, la Russia ha intensificato i raid con droni e missili contro diverse regioni ucraine. A Odesa, secondo le autorità locali, sono stati danneggiati edifici residenziali, infrastrutture civili e siti industriali, con incendi domati nel corso della notte e diverse persone estratte vive dalle macerie. Danni anche a scuole e asili. A Zaporizhzhia, oltre cinquantatremila utenze sono rimaste senza elettricità, mentre nella regione di Dnipropetrovsk due civili sono morti in un attacco notturno. Blackout e mancanza di riscaldamento sono stati segnalati anche in altre città, con temperature prossime ai meno venti gradi.
Dal Cremlino, il portavoce Dmitri Peskov ha ribadito che gli attacchi colpiscono obiettivi ritenuti collegati al complesso militare ucraino e che un’interruzione delle ostilità sarebbe possibile solo a fronte di “decisioni appropriate” da parte di Kiev. Mosca sostiene che la porta per una soluzione politica resti aperta e ringrazia gli Stati Uniti per il ruolo di mediazione nei colloqui in corso negli Emirati.
Continuano intanto le accuse incrociate sul terreno. Le autorità filorusse hanno denunciato la morte di tre civili in aree di Lugansk e Kherson controllate da Mosca, attribuendo i bombardamenti alle forze ucraine. Dall’altro lato, Kiev riferisce di nuovi attacchi russi su Kharkiv per la seconda notte consecutiva.



