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Spreco alimentare in calo, ma l’Italia resta sopra la media Ue

Waste Watcher 2026: diminuiscono i grammi buttati ogni settimana, ma il conto supera ancora i 13,5 miliardi di euro
mercoledì, 4 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

In Italia lo spreco alimentare torna a diminuire, anche se non abbastanza. A gennaio 2026 il cibo gettato settimanalmente pro capite scende a 554 grammi, in calo di 63,9 grammi rispetto alla rilevazione di febbraio 2025. Si tratta di circa 79 grammi al giorno per ciascun cittadino, ma il bilancio complessivo resta pesantissimo: oltre 13 miliardi e mezzo di euro, pari a più di 5 milioni di tonnellate di alimenti sprecati.

La giornata di prevenzione

È quanto emerge dal Rapporto “Caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso il 3 febbraio in vista della tredicesima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio, promossa dalla campagna “Spreco Zero”. Del valore complessivo dello spreco, 7 miliardi e 363 milioni di euro si concentrano nelle case degli italiani; quasi 4 miliardi nella distribuzione e oltre 862 milioni nell’industria.

Sopra la media europea

Il miglioramento c’è, ma il nostro Paese resta al di sopra della media europea. Le famiglie più virtuose sono quelle dei baby boomers (nati tra il 1946 e il 1964), con uno spreco settimanale pro capite di 352 grammi. All’estremo opposto la Generazione Z (1997-2012), che arriva a 799 grammi settimanali. Seguono i millennials (750 grammi) e la Generazione X (478 grammi). La consapevolezza sul tema, però, è diffusa: il 94% degli italiani dichiara di prestare attenzione allo spreco alimentare. Il 63% afferma di buttare cibo meno di una volta a settimana, mentre solo il 14% spreca quasi ogni giorno.

Gli alimenti più buttati

Dal punto di vista geografico si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%) e di più al Centro (570,8 grammi, +3%) e al Sud (591,2 grammi, +7%). In cima alla classifica degli alimenti più buttati ci sono frutta fresca (22,2 grammi a settimana), verdura fresca (20,6 grammi) e pane fresco (19,6 grammi). Le cause principali restano organizzative: cattiva conservazione (38%), dimenticanza (33%) e sovra-acquisto (28%). Tra i più giovani incidono anche fattori di “fragilità cumulative” come mancanza di tempo, fatica, costi percepiti e un minore senso di efficacia individuale.

Un contenitore per l’asporto

Secondo il Rapporto Waste Watcher, otto italiani su dieci nel 2026 non sprecheranno cibo al ristorante: perché lo consumano interamente o perché portano a casa ciò che avanza. Il 93% dei clienti riceve senza imbarazzo il contenitore per l’asporto e in sei casi su dieci è lo stesso ristoratore a proporlo.

L’iniziativa anti spreco

Proprio dal 5 febbraio, anche grazie al sostegno di Fipe, debutta ufficialmente il Donometro, la prima app pensata per aiutare famiglie, scuole e imprese a misurare e ridurre lo spreco alimentare. Lo strumento consente a bar, pasticcerie e piccoli esercizi di registrare e donare con pochi clic gli alimenti invenduti ma ancora consumabili, attivando un processo rapido, sicuro e tracciabile tra esercenti e associazioni beneficiarie.

Valore e consapevolezza

Come sistema Confcommercio avvertiamo la responsabilità di contribuire alla riduzione dello spreco alimentare, sia come settore economico sia per il ruolo che esercitiamo ogni giorno nei confronti di milioni di consumatori”, osserva Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe e vicepresidente vicario di Confcommercio. Secondo Stoppani, il riconoscimento della cucina italiana da parte dell’Unesco può diventare “un potente acceleratore di consapevolezza”, perché il cibo “non è una merce qualunque, ma un condensato di valori culturali e sociali”. Da qui l’importanza di investire nell’educazione alimentare delle giovani generazioni, affinché i valori si traducano in comportamenti responsabili e in un deciso rifiuto dello spreco.

Battaglia di civiltà

Confcommercio, ha aggiunto Stoppani, continuerà a sostenere l’Osservatorio Waste Watcher “offrendo risorse economiche e collaborazione operativa”, nella convinzione che il contrasto allo spreco alimentare sia “una battaglia di civiltà”, che richiede l’impegno di tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione e alla ristorazione, con il coinvolgimento attivo dei consumatori.
Fipe”, conclude Stoppani, “è orgogliosa di aver contribuito allo sviluppo del Donometro, uno strumento concreto che consente alle eccedenze alimentari dei piccoli esercizi di diventare una risorsa per le tante organizzazioni che si occupano di povertà alimentare”.

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