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Marocco, oltre 50.000 evacuati nel nord del Paese dopo l’alluvione: intere comunità in fuga mentre le autorità temono nuove frane

mercoledì, 4 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Nel nord del Marocco, una delle peggiori alluvioni degli ultimi decenni ha costretto più di 50.000 persone a lasciare le proprie case, trasformando intere aree urbane e rurali in zone di emergenza. Le piogge torrenziali, cadute senza sosta per oltre 48 ore, hanno fatto esondare i principali wadi della regione e travolto infrastrutture già fragili, isolando quartieri, sommergendo strade e interrompendo le linee elettriche. Le autorità locali parlano di una situazione “critica e in evoluzione”, mentre squadre di protezione civile e militari continuano a evacuare residenti con gommoni e mezzi anfibi. La città più colpita è Tétouan, dove interi distretti sono stati dichiarati inagibili. Le scuole sono state chiuse, gli ospedali hanno attivato piani di emergenza e migliaia di sfollati sono stati trasferiti in palazzetti dello sport, moschee e strutture pubbliche trasformate in centri di accoglienza. Le immagini diffuse dai media locali mostrano auto trascinate via dalla corrente, ponti crollati e famiglie che cercano di recuperare ciò che resta delle loro abitazioni. Il governo ha inviato rinforzi dalle regioni vicine e ha annunciato un fondo straordinario per sostenere gli sfollati, ma gli esperti avvertono che il rischio non è ancora passato. Le precipitazioni hanno saturato il terreno e aumentato la probabilità di frane nelle zone montuose circostanti, dove molte comunità vivono in case costruite su pendii instabili. Le autorità stanno monitorando anche le dighe della regione, alcune delle quali hanno raggiunto livelli di riempimento considerati “preoccupanti”. L’alluvione riaccende il dibattito sulla vulnerabilità climatica del Marocco, un Paese che negli ultimi anni ha alternato periodi di siccità estrema a episodi di piogge violente. Gli urbanisti sottolineano che la rapida espansione delle città del nord non è stata accompagnata da adeguati sistemi di drenaggio, rendendo le aree più densamente popolate particolarmente esposte.

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