“Una resa dei conti con lo Stato democratico”. Così ieri il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito, nel corso dell’informativa urgente alla Camera, il corteo che sabato ha messo in ginocchio la sicurezza nel centro di Torino. Una manifestazione, quella per il centro sociale Askatasuna(sgomberato lo scorso dicembre dopo oltre trent’anni di occupazione di un immobile pubblico) che alla fine ha portato a un bollettino di guerra, se è vero che gli scontri hanno causato qualcosa come 108 feriti tra le forze dell’ordine e il fermo di 27 persone (con 3 arresti). Per il titolare del Viminale quanto accaduto nel capoluogo sabaudo non deve essere considerato come un episodio isolato, ma deve essere inquadrato in una strategia più ampia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni. Una strategia che, attraverso disordini e violenze, punterebbe a compattare la galassia anarco-antagonista. Il Ministro ha parlato di dinamiche che, per alcuni aspetti, richiamano modalità già viste nel passato e che non sarebbero legate a rivendicazioni contingenti, ma alla volontà di provocare scontri e destabilizzare l’ordine pubblico. Insomma, chi va in piazza (chiaramente stiamo parlando di una parte dei manifestanti) non va tanto per protestare in maniera legittima, ma proprio con l’obiettivo di scatenare disordini.
Piantedosi ha rafforzato il suo parere ricordando che la manifestazione era stata preannunciata dagli stessi organizzatori come una “resa dei conti con lo Stato”. Da qui la sua osservazione su come non sia priva di responsabilità la sottovalutazione della gravità della situazione, che in alcuni frangenti avrebbe portato anche a sollecitare forme di rivolta sociale senza prese di distanza nette: “Chi sfila con i violenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità”, la sua denuncia.
Manifestazioni in aumento
Il Ministro ha poi voluto sottolineare che le forze di polizia garantiscono il diritto costituzionale di manifestare e che, sotto l’attuale governo guidato da Giorgia Meloni, il numero delle manifestazioni è aumentato per partecipazione e frequenza. E dunque ha rispedito al mittente le accuse all’esecutivo di una restrizione delle libertà di piazza e ha aggiunto che il problema non riguarda l’esercizio del dissenso, ma l’uso sistematico della violenza come strumento politico. Piantedosi ha poi colto l’occasione per ricostruire i tafferugli di sabato. Il problema è sorto quando il corteo, arrivato nei pressi del quartiere Vanchiglia, si è fermato e circa 1.500 persone si sono distaccate dal percorso autorizzato. Grazie al calar delle tenebre, dei fumogeni e della massa degli altri manifestanti, alcuni soggetti si sarebbero travisati con caschi e passamontagna per raggiungere il dispositivo di sicurezza con scudi di fortuna e altri oggetti.
Grave, gravissimo il bilancio finale. Come anticipato sono stati 108 gli operatori delle forze dell’ordine feriti, 24 persone denunciate per resistenza a pubblico ufficiale, porto di armi improprie e travisamento, e tre arresti per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. E il Ministro a questo punto ha espresso nuovamente a nome del Governo la solidarietà agli agenti coinvolti.
Condanna unanime
Piantedosi ha poi sottolineato che il centro sociale Askatasuna ha rivendicato le gravi azioni illegali e la solidarietà agli arrestati, confermando di fatto quale fosse l’obiettivo reale della manifestazione. Da qui la richiesta a tutto il mondo politico di una condanna unanime delle aggressioni come segnale indispensabile di responsabilità e moderazione. In caso contrario, e cioè senza una presa di posizione chiara da parte di tutti, c’è il rischio di inasprire ulteriormente il confronto e offrire argomenti a chi punta allo scontro. Sul piano normativo c’è tanta attesa per il pacchetto sicurezza che sarà all’esame del Consiglio dei ministri slittato a domani (inizialmente era previsto per oggi). Tra le misure allo studio figurano strumenti di prevenzione come il fermo di polizia per soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi e ulteriori tutele per gli agenti che agiscono in legittima difesa.
La Lega intanto ieri ha continuato a chiedere una linea ‘ferma’ e ‘decisa’ e per questo ha chiesto “nessuno sconto per chi manda in ospedale un poliziotto” e ha ribadito la necessità di misure che garantiscano sicurezza ai cittadini e alle forze dell’ordine. Tra le ipotesi avanzate anche quella di una cauzione per le manifestazioni, come strumento di responsabilizzazione degli organizzatori.
Da segnalare infine che le opposizioni hanno mostrato freddezza sull’appello di Meloni su risoluzione unitaria sul decreto sicurezza. Peppe Provenzano del Partito democratico ha infattiescluso la possibilità di una mozione condivisa perché l’informativa non prevede un voto e ha parlato comunque di annunci che non aprono a un confronto parlamentare strutturato.



