Mentre sul terreno il conflitto continua a colpire infrastrutture civili e mezzi di trasporto, sul piano diplomatico si intensificano le manovre in vista di una possibile ripresa dei negoziati. Alla vigilia dei colloqui annunciati tra Kiev e i partner internazionali, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ribadito la linea dell’Unione: aumentare la pressione su Mosca per spingerla a negoziati “con una reale intenzione di pace”. Von der Leyen ha confermato di aver parlato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sottolineando che, a quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione, la Russia continua a colpire obiettivi civili. Bruxelles sta inviando nuovi generatori e forniture energetiche per l’emergenza invernale, lavora a un pacchetto di prestiti pluriennali e si prepara a finalizzare il ventesimo pacchetto di sanzioni. “Si tratta di aumentare la pressione affinché la Russia si presenti al tavolo con una reale intenzione di pace”, ha scritto la presidente della Commissione. Dal lato ucraino, Zelensky ha confermato che nuovi colloqui internazionali sono previsti ad Abu Dhabi a partire dal 4 febbraio. Secondo fonti diplomatiche, il round dovrebbe svolgersi il 4 e 5 febbraio, con incontri separati e sessioni tecniche dedicate alle garanzie di sicurezza e alle condizioni preliminari di un cessate il fuoco. Parallelamente, Kiev e Bruxelles lavorano a documenti comuni su sicurezza e ricostruzione, rafforzando il coordinamento tra i rispettivi team.
Attacchi alle infrastrutture
Nelle ultime 24 ore non si sono registrati nuovi raid mirati contro le principali infrastrutture energetiche, ma il Paese resta sotto attacco. Nella notte tra domenica e lunedì, le forze russe hanno lanciato oltre 170 droni contro diverse regioni, con feriti e danni soprattutto nelle aree di Cherkasy e Zaporizhzhia. La maggior parte dei velivoli è stata intercettata, ma numerosi obiettivi civili sono stati colpiti. Particolarmente colpita la rete ferroviaria. A Zaporizhzhia un drone ha centrato una locomotiva diesel in una stazione, mentre nella regione di Dnipropetrovsk è salito a quindici il bilancio dei morti dopo il bombardamento di un autobus che trasportava minatori verso il lavoro. Secondo Kiev, il mezzo sarebbe stato colpito deliberatamente nonostante fosse un obiettivo civile. Il quadro umanitario resta critico anche nelle città. A Kiev oltre 500 edifici risultano ancora privi di riscaldamento, sebbene il sindaco Vitali Klitschko abbia annunciato la riapertura delle scuole. Centinaia di migliaia di residenti hanno temporaneamente lasciato la capitale per ridurre la pressione sulle infrastrutture. Cresce intanto lo scetticismo sull’efficacia dei negoziati nel breve periodo, mentre la popolazione affronta un inverno segnato da blackout intermittenti e continui allarmi aerei.
Posizione russa e tensioni internazionali
Dal Cremlino è arrivato l’avvertimento che l’eventuale dispiegamento di soldati o infrastrutture militari straniere in Ucraina verrebbe considerato un intervento diretto. Mosca ha inoltre ribadito che un incontro diretto tra Zelensky e Vladimir Putin potrebbe avvenire solo sul territorio russo. Il portavoce Dmitry Peskov ha confermato che i contatti proseguono a livello tecnico, mentre emissari russi sono impegnati in colloqui economici separati con delegazioni statunitensi. Più cupo il tono del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, che ha avvertito che i rischi di una guerra globale restano “molto elevati”, nonostante la ripresa dei contatti con Washington. Sul fronte internazionale, la Francia ha denunciato la moltiplicazione degli attacchi russi contro obiettivi civili, definendoli crimini di guerra, mentre la Polonia ha escluso qualsiasi discussione sul dispiegamento di armi nucleari sul proprio territorio.
Sanzioni, energia e pressione economica
La pressione europea su Mosca passa anche dall’applicazione delle sanzioni. In Germania cinque persone sono state arrestate con l’accusa di aver trasferito illegalmente beni industriali alla Russia. L’Unione europea ha inoltre confermato la decisione di porre fine alle importazioni di gas russo, giudicata una scelta strategica per eliminare il ricatto energetico e ridurre il finanziamento indiretto della guerra. A Oslo, l’Alta rappresentante Kaja Kallas ha dichiarato che Kiev è pronta a concessioni pur di porre fine al conflitto, ma ha sottolineato che “concessioni dovrebbero arrivare anche dalla Russia”. “Il nostro compito è mantenere o aumentare la pressione affinché si passi da negoziati di facciata a negoziati reali”, ha affermato.



