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Iran, strappo diplomatico con l’Ue mentre si riapre il canale con Washington

lunedì, 2 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

La crisi tra Iran, Stati Uniti e Unione europea entra in una fase contraddittoria, sospesa tra segnali di irrigidimento politico e tentativi paralleli di riaprire un dialogo sul dossier nucleare. A Teheran, il governo ha reagito duramente alla decisione europea di inserire i Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche, convocando i rappresentanti diplomatici dei Paesi Ue accreditati nella capitale iraniana. Un gesto definito dalle autorità come una risposta “minima”, ma dal chiaro valore politico.
Secondo la diplomazia iraniana, la scelta europea rappresenta un atto ostile che rischia di compromettere ulteriormente un quadro regionale già instabile. La convocazione degli ambasciatori è avvenuta in due giornate consecutive e ha coinvolto tutte le missioni degli Stati membri presenti a Teheran, in quello che viene letto come un segnale di avvertimento più che come una rottura formale dei rapporti.
Sul fronte opposto, il confronto con Washington resta teso ma non completamente chiuso. Da Teheran è arrivata una smentita netta alle affermazioni del presidente Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva parlato di un ultimatum americano sul programma nucleare iraniano. Il ministero degli Esteri ha chiarito di non aver ricevuto alcuna richiesta formale di questo tipo, ribadendo che l’Iran intende muoversi solo all’interno di un negoziato “serio e verificabile”, senza pressioni pubbliche o minacce implicite.
Intanto, la retorica militare continua a salire di tono. Secondo fonti regionali, la guida suprema Ali Khamenei avrebbe avvertito che un attacco diretto contro l’Iran avrebbe conseguenze ben oltre i confini nazionali, innescando una destabilizzazione su scala regionale. In ambienti vicini al governo israeliano, rilanciati dai media locali, si parla di pressioni esercitate su Washington per un’azione rapida e mirata, anche se dalla Casa Bianca non arrivano conferme ufficiali.
A provare a raffreddare il clima è Mosca. Il Cremlino ha fatto sapere di mantenere contatti con tutte le parti coinvolte e di essere disponibile a favorire iniziative di de-escalation. Il portavoce Dmitry Peskov ha sottolineato che la Russia considera prioritario evitare un nuovo fronte di crisi in Medio Oriente, soprattutto in una fase di forte tensione internazionale.

Mediazione

Un ruolo di mediazione potrebbe passare da Ankara. La possibilità di un attacco statunitense contro l’Iran è entrata formalmente nell’agenda del Consiglio dei ministri turco, presieduto dal presidente Recep Tayyip Erdogan. La Turchia continua a ribadire la propria opposizione a un intervento militare e sostiene la necessità di una soluzione diplomatica, anche alla luce dei contatti intensificati nelle ultime settimane con Teheran e Washington.
In questo contesto, prende forma l’ipotesi di un incontro diretto tra rappresentanti statunitensi e iraniani proprio in Turchia. Secondo indiscrezioni diplomatiche, Ankara, insieme a Egitto e Qatar, starebbe lavorando per facilitare un colloquio tra l’inviato speciale americano Steve Witkoff e alti funzionari iraniani. La sede più probabile sarebbe la capitale turca, con tempistiche ancora incerte ma compatibili con la fine della settimana.
A confermare una cauta apertura è stato anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che in una recente intervista ha espresso fiducia nella possibilità di raggiungere un’intesa sul nucleare, a patto che il negoziato sia basato su reciprocità e rimozione delle sanzioni. Teheran ribadisce di non puntare all’arma atomica e di condividere l’obiettivo di evitare la proliferazione, ma avverte che un errore di calcolo o una decisione basata su informazioni distorte potrebbe avere effetti devastanti per l’intera regione.

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