La desecretazione degli oltre tre milioni di documenti legati al caso Epstein sta ridisegnando il perimetro dello scandalo più oscuro dell’élite americana. Tra e‑mail, appunti, fotografie e video, il nome di Donald Trump compare in almeno 3.200 file, secondo quanto riportato dai media statunitensi. Una presenza massiccia, che non implica automaticamente responsabilità penali, ma che conferma la frequenza dei contatti e delle interazioni tra l’allora magnate e il finanziere morto in carcere nel 2019. In molti casi si tratta di articoli e materiali che Epstein e i suoi collaboratori si scambiavano; in altri, di conversazioni in cui il tycoon veniva citato in relazione alle elezioni del 2016 o a eventi mondani frequentati da entrambi. Accanto a Trump emergono altri nomi di peso: Elon Musk, Bill Gates e Howard Lutnick, il potente CEO di Cantor Fitzgerald. Le menzioni, distribuite in migliaia di pagine, delineano una rete di rapporti più ampia di quanto finora noto, fatta di incontri, scambi di messaggi e riferimenti incrociati. Per alcuni si tratta di contatti sporadici, per altri di relazioni più strutturate, ma la mole dei documenti rende complesso distinguere tra semplice frequentazione e coinvolgimento diretto. Il Dipartimento di Giustizia, che ha pubblicato questa ultima tranche per adempiere agli obblighi di trasparenza imposti dal Congresso, ha precisato che molte informazioni restano parzialmente oscurate per tutelare le vittime. Tuttavia, la quantità di materiale disponibile apre la strada a nuove analisi e, potenzialmente, a ulteriori indagini. Gli avvocati delle parti coinvolte invitano alla cautela, ricordando che la presenza di un nome nei file non equivale a un’accusa. Resta il fatto che la rete di Epstein, già nota per la sua estensione, appare ora ancora più intricata.



