Alla vigilia della prevista riapertura del valico di Rafah, la Striscia di Gaza è tornata sotto una nuova ondata di bombardamenti israeliani che ha causato almeno trenta morti, tra cui diversi bambini, secondo fonti ospedaliere locali. Gli attacchi, avvenuti tra l’alba e la mattinata di ieri, hanno colpito diverse aree densamente popolate, mettendo sotto pressione il fragile cessate il fuoco in vigore da ottobre. I raid hanno interessato un edificio residenziale a Gaza City, una tendopoli nell’area di Khan Younis e una stazione di polizia nel quartiere di Sheikh Radwan, dove un attacco con droni ha provocato sette vittime tra agenti e detenuti. Il bilancio complessivo, inizialmente più basso, è stato rivisto al rialzo nel corso della giornata.
Le Forze di difesa israeliane hanno confermato l’operazione, sostenendo di aver colpito “comandanti e infrastrutture” di Hamas e della Jihad islamica palestinese in risposta a una “violazione del cessate il fuoco”. In una nota, l’esercito ha riferito che l’azione militare è seguita all’emersione di otto uomini armati da un tunnel nella zona orientale di Rafah: tre sarebbero stati uccisi e uno, indicato come comandante di rilievo, catturato. Secondo Israele, sono stati inoltre distrutti depositi di armi, siti di produzione e postazioni di lancio, ribadendo l’accusa a Hamas di utilizzare la popolazione civile come scudo umano e che le operazioni continueranno “contro qualsiasi minaccia”.
Hamas ha respinto la versione israeliana, definendo i bombardamenti “un palese e patetico tentativo di giustificare massacri contro i civili”. Il portavoce Hazem Qassem ha parlato di “disprezzo per i mediatori e per gli Stati garanti”, mentre Bassem Naim ha messo in discussione la legittimità del cosiddetto Board of Peace incaricato di supervisionare il piano in 20 punti di Donald Trump. “Tutti gli indicatori suggeriscono che abbiamo a che fare con un Board di guerra, non di pace”, ha scritto, respingendo l’organismo come strumento privo di legittimità e sbilanciato a favore israeliano.
Pressioni dell’Egitto
In questo quadro, l’Egitto ha lanciato un appello alla “massima moderazione” in vista della riapertura del valico di Rafah. Il Cairo ha condannato le “ripetute violazioni” della tregua e invitato tutte le parti a evitare un’escalation. Secondo le autorità palestinesi, domenica saranno effettuate solo prove tecniche, mentre l’apertura ufficiale al transito pedonale in entrambe le direzioni è prevista per lunedì. La riapertura, precisano le autorità, sarà limitata alle persone e soggetta a severi controlli di sicurezza, senza coinvolgere il transito di merci. Il valico è considerato cruciale soprattutto sul piano umanitario, per consentire l’uscita dalla Striscia di feriti gravi, malati cronici e pazienti in attesa di cure all’estero, bloccati da mesi dalla quasi totale chiusura dei collegamenti con l’Egitto.
Italia: disponibilità dei Carabinieri
Dall’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che “ci sono segnali positivi” e che Roma è pronta a contribuire alla fase successiva del processo politico. “L’Italia è disponibile a fornire istruttori dei Carabinieri per la formazione della polizia di Gaza, in Giordania o in Egitto, e anche a Rafah se necessario”, ha affermato, aggiungendo la disponibilità a rafforzare la missione già attiva in Cisgiordania.
Forniture militari Usa
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove forniture militari nella regione. Washington ha approvato vendite di armi a Israele per un valore complessivo di circa 6,7 miliardi di dollari, comprendenti elicotteri d’attacco Apache e veicoli tattici leggeri, ribadendo che il sostegno alla sicurezza israeliana resta “fondamentale per gli interessi nazionali statunitensi”. Parallelamente, è stata autorizzata una maxi-vendita di sistemi missilistici Patriot all’Arabia Saudita per circa 9 miliardi di dollari. Le decisioni arrivano in un momento di forte instabilità regionale, mentre proseguono su più fronti le operazioni militari israeliane.
Tensioni tra Libano, Siria e Turchia
Il quadro regionale resta instabile. Nel sud del Libano, l’esercito israeliano ha condotto attacchi aerei contro infrastrutture riconducibili a Hezbollah, mentre in Siria un accordo tra il governo di Damasco e le Forze democratiche siriane a guida curda ha suscitato reazioni e proteste. In Turchia, le autorità hanno fermato e avviato al rimpatrio decine di attivisti filo-curdi stranieri diretti al confine siriano.



