Le lancette del Doomsday Clock sono state spostate a 85 secondi dalla mezzanotte, quattro secondi più vicine rispetto al 2025, quando segnavano 89 secondi. È la posizione più avanzata mai raggiunta dal 1947, anno in cui l’orologio fu creato per misurare il rischio di guerra nucleare. Oggi, però, il suo significato si è ampliato: non solo minacce atomiche, ma anche crisi climatica, instabilità geopolitica, nazionalismi aggressivi, disinformazione e rischi legati all’intelligenza artificiale contribuiscono al nuovo scenario di pericolo. Gli scienziati sottolineano che il mondo si trova “nel momento più critico mai registrato”, con un insieme di fattori che si rafforzano a vicenda. Le tensioni tra potenze nucleari, i conflitti regionali e la modernizzazione degli arsenali atomici pesano quanto l’aumento delle emissioni globali e l’incapacità dei governi di invertire la rotta climatica. Anche l’IA, sempre più integrata in sistemi militari e infrastrutture critiche, viene indicata come un rischio emergente. Il Bulletin spiega che la decisione riflette un peggioramento simultaneo di più crisi: Rischio nucleare: escalation tra potenze e modernizzazione degli arsenali; crisi climatica: eventi estremi più frequenti e politiche insufficienti; tecnologie distruttive: IA e biotecnologie senza adeguati controlli; nazionalismi e disinformazione: fattori che destabilizzano la cooperazione globale. Gli scienziati ricordano che l’Orologio dell’Apocalisse non è una profezia, ma un indicatore simbolico del livello di rischio globale. Tuttavia, il messaggio è chiaro: senza un cambio di rotta rapido e coordinato, l’umanità potrebbe avvicinarsi a un punto di non ritorno. Un monito che, nel 2026, risuona più forte che mai.
