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Crans-Montana, l’inchiesta si allarga: ora sono quattro gli indagati

giovedì, 29 Gennaio 2026
1 minuto di lettura

A oltre un mese dall’incendio che nella notte di Capodanno ha devastato il locale Constellation di Crans-Montana, l’inchiesta giudiziaria svizzera entra in una fase più ampia. Il numero degli indagati è salito a quattro, con l’estensione delle verifiche anche a figure istituzionali legate alla gestione della sicurezza pubblica.
Dopo i due gestori del locale, Jacques e Jessica Moretti, e un ex funzionario comunale, la procura vallesana ha iscritto nel fascicolo anche l’attuale responsabile comunale della sicurezza. L’uomo sarà interrogato nei prossimi giorni, mentre gli inquirenti stanno ricostruendo il sistema di autorizzazioni e controlli effettuati negli anni precedenti alla tragedia.
L’indagine si concentra sempre meno sulla sola dinamica del rogo e sempre più su un possibile quadro di omissioni strutturali. Secondo quanto emerso, le verifiche sulle condizioni del locale e sulle misure antincendio sarebbero state irregolari o insufficienti per un lungo periodo, un elemento destinato a pesare nell’accertamento delle responsabilità.
Proseguono intanto gli accertamenti tecnici nei locali sotterranei del Constellation. Gli esperti dell’Istituto di medicina forense di Zurigo stanno analizzando residui e materiali pirotecnici che potrebbero aver contribuito allo sviluppo dell’incendio. Tra gli atti acquisiti figura anche un audio in cui uno dei gestori chiederebbe a un collaboratore riscontri sull’efficacia di una schiuma isolante, dettaglio utile a chiarire le condizioni di sicurezza della struttura.

Il coinvolgimento italiano e la cooperazione giudiziaria

Sul piano politico e diplomatico, Roma segue l’evoluzione dell’inchiesta mantenendo toni prudenti. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha escluso qualsiasi incidente con Berna, chiarendo che le osservazioni italiane riguardano le scelte operative a livello cantonale e non il governo federale. “L’obiettivo è che venga fatta piena luce”, ha ribadito.
Un segnale di attenzione istituzionale è arrivato anche dal presidente della Repubblica. Durante una visita ufficiale a Dubai, Sergio Mattarella ha incontrato il padre di Emanuele Galeppini, uno dei giovani italiani morti nell’incendio. La famiglia del ragazzo risiede negli Emirati Arabi Uniti.
Si muove parallelamente anche la magistratura italiana. I pm di Roma sono in attesa della documentazione richiesta alle autorità svizzere nell’ambito della rogatoria internazionale, già accettata dall’Ufficio federale di giustizia. Solo dopo l’arrivo degli atti, e in particolare del materiale istruttorio raccolto finora, potranno essere formalizzate le prime iscrizioni nel registro degli indagati in Italia.
È infine allo studio la creazione di una squadra investigativa comune, con il coinvolgimento di più Paesi e di unità specializzate, dai vigili del fuoco alla polizia giudiziaria. Un passaggio ritenuto decisivo per coordinare l’analisi delle prove in un’indagine che supera i confini nazionali e riguarda vittime di diverse nazionalità.

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