Xi Jinping ha compiuto una nuova, clamorosa epurazione ai vertici dell’Esercito Popolare di Liberazione, rimuovendo due figure centrali della macchina militare cinese: Zhang Youxia, vicepresidente della Commissione Militare Centrale e considerato per anni il generale più potente del Paese, e Liu Zhenli, capo dello Stato maggiore congiunto. Entrambi sono ora sotto inchiesta per “gravi violazioni disciplinari e della legge”, la formula con cui Pechino indica abitualmente casi di corruzione. La caduta di Zhang, 75 anni, è particolarmente significativa. Per lungo tempo ritenuto uno dei più fedeli alleati di Xi, era il numero due della Commissione Militare Centrale e membro del Politburo. Secondo ricostruzioni della stampa internazionale, l’indagine potrebbe riguardare non solo episodi di corruzione, ma anche presunte fughe di informazioni sensibili sul programma nucleare cinese verso gli Stati Uniti, un’accusa che, se confermata, rappresenterebbe uno dei più gravi scandali nella storia recente delle forze armate cinesi. Anche Liu Zhenli, figura chiave nella gestione operativa dell’esercito, è stato rimosso e posto sotto indagine. La sua esclusione completa un quadro di profonda instabilità ai vertici militari, dove negli ultimi mesi sono stati allontanati numerosi comandanti legati ai programmi missilistici e alla forza strategica. Per molti analisti, Xi sta procedendo a un vero e proprio azzeramento della leadership militare, sostituendo progressivamente i vertici con figure considerate più affidabili e pienamente allineate alla sua visione. La purga arriva in un momento in cui Pechino insiste sulla necessità di un esercito “capace di combattere e vincere”, mentre le tensioni con gli Stati Uniti restano elevate e il Partito comunista rafforza il controllo su ogni settore strategico.



