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1946 – 2026. “La Discussione” apre l’Ottantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Italiana ed elezione dell’Assemblea Costituente

mercoledì, 28 Gennaio 2026
9 minuti di lettura

Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della costituzionedella nostra Repubblica e dell’elezione dell’Assemblea Costituente. Le consultazioni elettorali furono preparate dal 25 aprile del 1945 – termine della disastrosa seconda guerra mondiale – fino al 2 giugno del 1946, data in cui si svolsero le prime elezioni libere dopo la dittatura fascista. Questi giorni furono fondamentali per la rinascita dell’Italia e del suo popolo, ancora oggi siamo eredi e continuatori di quel fervido ed effervescente periodo storico, alimentato da desiderio di libertà a lungo repressae speranza in un futuro di pace e di benessere diffuso.

Una grande tensione morale spinse e motivò indiscriminatamente tutti gli uomini politici del tempo a qualsiasi schieramento appartenessero; essi erano accomunati dal desiderio di promuovere l’Italia ed i suoi cittadini nel contesto internazionale, per riabilitarla dagli errori commessi durante la dittatura ed elevare il nostro livello di civiltà economica giuridica e sociale.
Questi straordinari, intelligenti, idealisti e onesti uomini politici, di cui proveremo a tracciare qualche ritratto, formarono una classe dirigente illuminata e lungimirante che in pochi anni portò l’Italia ad essere una protagonista internazionale.

In questa classe dirigente colta e animata da senso del dovere e della responsabilità verso la Nazione, svetta la figura di Alcide De Gasperi, protagonista indiscusso di quel periodo storico (1943 – 1954). Uomo infaticabile, generoso e altruista, la sua opera politica ed umana si eleva quasi al livello della santità, come testimonia il processo di beatificazione in corso nella Chiesa Cattolica: attualmente, superata la fase diocesana dell’indagine, le testimonianze sono state trasmesse alla congregazione in Vaticanoper valutazioni più approfondite. Rimanendo sul piano laico, De Gasperi nel 1953, rimessa l’Italia sulle sue gambe pronta a camminare anzi a correre verso un destino di progresso tolleranza e pace, fondò il nostro giornale nel mese di dicembre, con l’intento di promuovere e rendere partecipate e di dominio pubblico le idee onnicomprensive propagate dalle varie correnti della “Democrazia Cristiana”, che si presentava quale partito moderato trasversale nella società italiana, Di chiara ispirazionecattolica, questo partito, come sappiamo, ebbe il maggiore consenso, ruolo e responsabilità nel governo dell’Italia dal dopoguerra fino agli esordi degli anni 90 del secolo scorso. “La Discussione” nacque quindi come settimanale di approfondimento e per tutta la cosiddetta “prima Repubblica” fino al 1994 è stato organo di confronto e di dibattito tra i notabili più illustri della Democrazia Cristiana. Dal 1995 è divenuto quotidiano ed oggi offre una linea editoriale che cerca l’oggettività della notizia e dell’informazione, il confronto pacato, l’empatia col lettore, la persuasione attraverso il ragionamento scientifico. Il giornale inoltre vuole dare voce alla “foresta che cresce” con argomentazioni chiare, riscontrabili e costruttive, piuttosto che al sensazionalismo che scaturisce “dall’Albero che cade” attraverso la critica indiscriminata.
In tal senso riprendendo l’idea del fondatore che vedeva l’informazione libera e la partecipazione consapevole dei cittadini come pilastri indispensabili della democrazia. In sintesi, il pensiero di Alcide De Gasperi può essere riassunto in tre ideechiave:

  1. Informazione come condizione della libertà
    Per De Gasperi una democrazia non può esistere senza cittadini informati. La stampa libera, il pluralismo delle opinioni e l’accesso alle notizie erano strumenti per evitare la manipolazione delle masse (esperienza vissuta sotto il fascismo), formare un’opinione pubblica critica, permettere ai cittadini di giudicare responsabilmente l’azione dei governi. Egli considerava quindi l’informazione non solo un diritto, ma un dovere civico, perché rende il popolo capace di scegliere in modo autonomo.
  2. Partecipazione attiva alla vita democratica
    De Gasperi riteneva che la democrazia non dovesse limitarsi al voto periodico, ma richiedesse partecipazione ai partiti, ai sindacati, alle associazioni, interesse per i problemi pubblici,dialogo e confronto tra idee diverse ed anche in questa prospettiva fondò il nostro giornale. Il cittadino, secondo lui, doveva essere protagonista della vita politica non uno spettatore passivo.
  3. Educazione e responsabilità del popolo
    Infine lo statista sottolineava molto l’importanza dell’educazione civica: un popolo informato e culturalmente preparato è meno esposto alla propaganda e più capace di difendere la libertà e le istituzioni democratiche. In sostanza, De Gasperi pensava che senza informazione libera e senza partecipazione consapevole del popolo la democrazia si svuota e rischia di degenerare.

    Ciò premesso, può questo giornale erede di tanta storia,nell’ottantesimo anniversario della Repubblica, esimersi dalprovare a raccontare alle giovani generazioni cosa successe in quei tumultuosi e fecondi anni, per arrivare al livello di benessere e di democrazia di cui oggi tutti fruiamo?
    Tale dovere morale appare naturale perché anche nell’era digitale è necessario far comprendere alle giovani generazioni da dove siamo venuti e quale è stato il percorso che ha caratterizzato la nostra identità nazionale. A seguito della costruzione di un nuovo ordine mondiale e dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale abbiamo vissuto un periodo di pace, o se si vuole di “non guerra” durato quasi 80 anni, oggi si aprono scenari inquietanti e nel mondo si fa fatica a cercare un minimo comune denominatore economico, ideologico, sociale e politico, perché la pacifica convivenza sia garantita.
    Auspichiamo che soffermandosi sullo studio del metodo di costruzione della pace adottato dopo la seconda guerra mondiale,possano svilupparsi senso comune ed opinioni destinate a trovare soluzioni di equilibrio nell’attuale contesto internazionale.
    Al termine della seconda guerra mondiale in Italia era necessario ed impellente prima ancora di occuparsi di problemi economici realizzare un piano di pacificazione e sicurezza dopo la guerra civile che si era avuta dal 25 aprile 1943 con la deposizione del fascismo, fino alla morte del dittatore avvenuta il 28 aprile 1945.

Dalla Liberazione alla nascita della Repubblica (1945–1946) Transizione politica, istituzionale e morale dell’Italia del dopoguerra: quadro generale
Il periodo compreso tra il 25 aprile 1945 e il 2 giugno 1946 rappresenta uno dei passaggi più delicati e decisivi della storia italiana contemporanea. In poco più di un anno il paese attraversa una trasformazione profonda: dalla fine della guerra e della dittatura fascista alla scelta repubblicana, dalla ricostruzione delle istituzioni alla definizione di una nuova legittimità democratica, dal reinserimento nel contesto internazionale alla riorganizzazione della vita politica interna. Non si tratta di una semplice successione di governi, ma di una vera e propria fase costituente in senso ampio, nella quale si ridefiniscono i fondamenti morali, politici e istituzionali dello Stato.

Alla Liberazione, l’Italia si presenta come un paese materialmente distrutto, socialmente lacerato e istituzionalmente fragile. Le infrastrutture sono in larga parte compromesse, la produzione industriale è ridotta, l’inflazione erode i redditi, il mercato nero è diffuso, la disoccupazione è elevata. Sul piano politico pesa l’eredità di vent’anni di dittatura e di una guerra civile combattuta tra il 1943 e il 1945. La fiducia nello Stato è debole, le amministrazioni sono da ricostruire, l’apparato pubblico è in parte ancora composto da funzionari formatisi sotto il fascismo. Allo stesso tempo, la Resistenza ha creato una nuova legittimazione politica, incarnata nei partiti antifascisti riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che si assumono il compito di guidare la transizione.

La fine del regime
Il 25 aprile 1945, con l’insurrezione generale proclamata dal CLN dell’Alta Italia e la liberazione delle principali città del Nord, segna simbolicamente la fine del fascismo e dell’occupazione tedesca. Nei giorni immediatamente successivi la cattura e la fucilazione di Mussolini chiudono definitivamente il capitolo del regime. Il 2 maggio 1945 la resa delle truppe tedesche in Italia sancisce la fine formale delle operazioni militari sul territorio nazionale. Tuttavia, la pace non coincide automaticamente con la stabilità: il paese è attraversato da tensioni, regolamenti di conti, conflitti sociali e difficoltà economiche che rendono complessa la normalizzazione.
Sul piano istituzionale permane ancora la monarchia. Vittorio Emanuele III, compromesso con il fascismo, ha trasferito già nel 1944 i poteri al figlio Umberto, che dal maggio 1945 esercita le funzioni di capo dello Stato come Luogotenente del Regno. La questione istituzionale resta però aperta: una parte rilevante dell’opinione pubblica e dei partiti antifascisti considera la monarchia responsabile della deriva autoritaria e auspica una scelta repubblicana, mentre altri settori difendono la continuità dinastica. La decisione viene rinviata a una consultazione popolare.

Il Governo Parri
In questo contesto nasce, il 21 giugno 1945, il governo guidato da Ferruccio Parri, esponente del Partito d’Azione ed ex comandante partigiano. Il governo Parri è espressione diretta dell’unità antifascista e riunisce le principali forze del CLN: democristiani, comunisti, socialisti, azionisti, liberali. Alcide De Gasperi assume il ruolo di ministro degli Esteri, incarico di particolare rilevanza per il reinserimento internazionale dell’Italia. Il governo Parri rappresenta, sotto molti aspetti, il tentativo di tradurre in pratica gli ideali della Resistenza: rinnovamento morale, rottura con il passato fascista, democratizzazione profonda dello Stato.

Le priorità dell’esecutivo sono molteplici e complesse. Da un lato vi è la necessità di ristabilire il funzionamento ordinario delle istituzioni: riaprire scuole e uffici, riorganizzare la magistratura, garantire i servizi essenziali, ricostruire un’amministrazione efficiente. Dall’altro lato vi è il problema dell’epurazione dei quadri compromessi con il regime fascista. L’intento è quello di rimuovere i responsabili più direttamente coinvolti nella dittatura e nella collaborazione con l’occupazione nazista, ma il processo si rivela difficile, lento e politicamente controverso. Alcuni partiti spingono per una linea rigorosa, altri temono che un’epurazione troppo estesa possa paralizzare lo Stato e alimentare instabilità.

Il primo Governo De Gasperi
Sul piano sociale ed economico la situazione resta critica: l’inflazione erode il potere d’acquisto, gli approvvigionamenti alimentari sono incerti, le tensioni sindacali aumentano. Inoltre, l’ordine pubblico è fragile: molte armi circolano ancora tra gli ex partigiani, persistono episodi di violenza politica e vendette private, e lo Stato fatica a riaffermare pienamente il monopolio della forza legittima.

Il governo Parri incontra progressivamente crescenti difficoltà politiche. La sua base parlamentare è fragile, perché il Partito d’Azione ha un peso elettorale limitato rispetto ai grandi partiti di massa, in particolare la Democrazia Cristiana e i partiti di sinistra. L’impostazione moralistica e fortemente idealistica di Parri, pur nobile nelle intenzioni, si scontra con la necessità di mediazioni, compromessi e gestione concreta dei rapporti di forza. Inoltre, alcuni ambienti economici e moderati guardano con diffidenza a un governo percepito come troppo vicino alle istanze radicali e incapace di garantire stabilità. Anche sul piano internazionale emerge l’esigenza di una leadership più solida e riconosciuta dagli Alleati. Nel dicembre 1945, dopo una crisi politica, Parri rassegna le dimissioni.

Il 10 dicembre 1945 si forma il primo governo De Gasperi. Con De Gasperi alla presidenza del Consiglio si avvia una fase diversa della transizione. Pur mantenendo una coalizione ampia, il nuovo esecutivo assume un profilo più pragmatico, orientato alla stabilizzazione istituzionale, alla ricostruzione economica e al consolidamento della credibilità internazionale dell’Italia. De Gasperi è un politico di lunga esperienza, dotato di grande capacità di mediazione e di solidi rapporti con il mondo cattolico internazionale, il Vaticano e gli ambienti politici occidentali. La sua impostazione è meno idealistica e più attenta alla concretezza dei problemi immediati.

L’Assemblea Costituente
Il governo De Gasperi concentra i propri sforzi sulla preparazione delle grandi scadenze democratiche. Viene organizzato il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente, si definiscono le regole del suffragio universale — con l’estensione del voto alle donne — e si rafforza l’apparato amministrativo e di sicurezza per garantire lo svolgimento regolare delle consultazioni. Parallelamente, prosegue il lavoro di ricostruzione e di normalizzazione dei rapporti internazionali, in vista del futuro trattato di pace.
Nel frattempo, la questione monarchica entra nella fase decisiva. Il 9 maggio 1946 Vittorio Emanuele III abdica in favore del figlio Umberto, che diventa re con il nome di Umberto II. Il gesto mira a salvaguardare la monarchia in vista del referendum, ma arriva tardivamente e non riesce a invertire una tendenza ormai consolidata nell’opinione pubblica.

La vittoria della Repubblica
Il 2 giugno 1946 gli italiani sono chiamati alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica e per eleggere l’Assemblea Costituente incaricata di redigere la nuova Costituzione. È la prima consultazione nazionale a suffragio universale, con la partecipazione delle donne. La Repubblica ottiene la maggioranza dei voti. Nei giorni successivi Umberto II lascia il paese e si apre formalmente la fase repubblicana.

Il 28 giugno 1946 l’Assemblea Costituente elegge Enrico De Nicola come Capo provvisorio dello Stato. La sua figura, moderata e autorevole, svolge una funzione di garanzia e di continuità istituzionale in una fase ancora delicata. De Nicola accompagnerà il paese fino all’entrata in vigore della Costituzione, il 1° gennaio 1948, diventando automaticamente il primo Presidente della Repubblica, prima di dimettersi pochi mesi dopo per consentire l’elezione del nuovo capo dello Stato da parte del Parlamento.
Nel complesso, il periodo 1945–1946 può essere letto come una triplice transizione: politica, istituzionale e internazionale. Politicamente, l’Italia passa da un sistema autoritario a una democrazia pluralista fondata sui partiti di massa. I governi Parri e De Gasperi incarnano due fasi complementari: la prima, più idealistica e orientata alla rifondazione morale; la seconda, più pragmatica e orientata alla stabilizzazione. Istituzionalmente, il paese compie il passaggio dalla monarchia alla repubblica e pone le basi dello Stato costituzionale. Sul piano internazionale, l’Italia cerca di recuperare credibilità e di reinserirsi nel sistema occidentale dopo la sconfitta e la compromissione con il fascismo.

Idealismo e Realismo
La dialettica tra idealismo e realismo, tra rinnovamento etico e necessità di governo concreto, attraversa tutta questa fase. Ferruccio Parri rappresenta la tensione verso un profondo rinnovamento morale dello Stato, ma si scontra con i limiti politici e strutturali del contesto. Alcide De Gasperi, pur meno carismatico sul piano ideale, riesce a tradurre la transizione in un percorso istituzionale stabile, capace di garantire continuità, ordine e riconoscimento internazionale. Enrico De Nicola svolge infine il ruolo di garante, simbolo di equilibrio e sobrietà istituzionale in un passaggio ancora fragile.

Le nostre Fondamenta
In questo breve ma intensissimo arco di tempo si pongono dunque le fondamenta della Repubblica italiana. Le scelte, i compromessi e le difficoltà di quegli anni continuano a influenzare la vita politica del paese per decenni, rendendo il biennio 1945–1946 un passaggio chiave per comprendere la storia dell’Italia contemporanea.

Abbozzato questo quadro generale nei prossimi articoli dedicheremo analitica attenzione a questo cruciale periodo della storia dell’Italia cercando di immergendoci sia nelle difficoltà oggettive esistenti, sia su quel clima di positività, di speranza, di riscossa e di rinascita, che ha guidato l’Italia fino all’inizio degli anni 90 del secolo scorso.

(1 – Continua)

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