Un pomeriggio di sport si è trasformato in una tragedia nel Messico centrale, dove un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione in un campo da calcio durante una partita amatoriale, aprendo il fuoco contro giocatori e spettatori. L’attacco ha provocato 11 morti e 12 feriti, secondo quanto riferito dalle autorità locali, che parlano di uno degli episodi più gravi registrati negli ultimi mesi nella regione. L’agguato è avvenuto in una comunità rurale dello stato di Guanajuato, un’area già segnata da violenze legate alla criminalità organizzata. Testimoni hanno raccontato che gli aggressori sono arrivati a bordo di diversi veicoli, hanno circondato il campo e hanno iniziato a sparare senza preavviso, seminando panico tra le decine di persone presenti. Molti dei feriti sono stati trasportati in ospedali vicini in condizioni critiche. Le autorità stanno indagando sulle possibili motivazioni dell’attacco. Le prime ipotesi puntano verso un regolamento di conti tra gruppi criminali rivali, ma non si esclude che alcune delle vittime possano essere state colpite casualmente. La polizia ha avviato un’operazione nella zona per rintracciare i responsabili, che sono riusciti a fuggire subito dopo la sparatoria. Il governatore dello stato ha condannato l’attacco definendolo “un atto di barbarie”, mentre la comunità locale è sotto shock. In molte città del Messico centrale, i campi sportivi rappresentano luoghi di aggregazione e normalità, e la violenza che li colpisce assume un valore simbolico particolarmente doloroso. L’episodio riaccende il dibattito nazionale sulla sicurezza e sulla capacità delle istituzioni di contrastare la crescente presenza dei cartelli nelle aree rurali. Per le famiglie delle vittime, però, il dibattito politico lascia spazio solo al lutto: un giorno di festa si è trasformato in un incubo che la comunità ricorderà a lungo.



