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Dallo schermo alla realtà: Il cinema in classe come specchio sociale

Grazie al progetto "Cinema in Aula" oltre mille studenti trasformeranno il linguaggio audiovisivo in uno strumento di consapevolezza, affrontando il bullismo e il disagio attraverso la creatività
lunedì, 26 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

La scuola italiana sta provando a tracciare un nuovo confine tra consumo passivo di immagini e capacità di produrre senso, guardando al cinema con occhi nuovi. Con l’avvio del progetto “Cinema in Aula” promosso dal Moige, il Movimento italiano genitori, sotto la tutela del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola dei Ministeri della Cultura e dell’Istruzione e del Merito, l’audiovisivo non è più solo un diversivo, ma una vera opportunità pedagogica. Il progetto coinvolge 1.087 studenti in sette Regioni italiane, dal Piemonte alla Sardegna, trasformando le classi in laboratori dove l’immagine diventa lo strumento per decodificare il presente. A colpire non è solo la portata geografica, ma la volontà di rendere i ragazzi protagonisti di una narrazione che solitamente subiscono.

La rivoluzione della narrazione attiva

Siamo abituati a immaginare gli adolescenti come accumulatori seriali di contenuti digitali, spesso isolati dai propri dispositivi. Il progetto “Cinema in Aula” ribalta questa dinamica, perché quando si accende la luce del set gli studenti cessano di essere spettatori passivi per diventare autori. Grazie alla collaborazione tra Moige e la casa di produzione WellSee, i ragazzi esplorano temi complessi come il bullismo o la violenza di genere. È qui che avviene il passaggio fondamentale, scrivere una scena o inquadrare un conflitto obbliga a cambiare prospettiva, costringendo chi partecipa a vestire i panni dell’altro, sia esso vittima, bullo o testimone per ricostruire un’empatia che la teoria non può insegnare.

Scuola 4.0: oltre l’hardware e il software

Il paradosso contemporaneo risiede in una generazione tecnicamente iper-connessa, ma emotivamente isolata. I ragazzi maneggiano strumenti all’avanguardia ogni giorno, ma spesso mancano della “manutenzione” relazionale necessaria per il lavoro collettivo. “Dare ai ragazzi una telecamera significa amplificare la loro voce e offrire loro uno specchio”, sottolinea Antonio Affinita, Direttore Generale del Moige. La Scuola 4.0, finanziata soprattutto dal PNRR, in questo caso non è solo l’acquisto di nuovi software. Attraverso l’esercizio del confronto sul set si impara a negoziare, a gestire il disaccordo e a prendersi la responsabilità di un racconto comune. L’audiovisivo, in questo senso, non è un bene di consumo, ma una palestra di democrazia espressiva che non si improvvisa.

Oltre la telecamera: il senso della cittadinanza digitale

Questo percorso non si esaurisce quando si spengono le luci o con il montaggio dell’ultima sequenza. La sfida vera riguarda la capacità di abitare lo spazio digitale con consapevolezza, distinguendo la realtà dalla sua rappresentazione. La sicurezza di un giovane oggi non dipende solo dal possesso dell’ultimo smartphone, ma dalla capacità di leggere criticamente i messaggi che lo circondano, dal meteo sociale che cambia, alla complessità delle relazioni online. Riscoprire il cinema a scuola significa ritrovare il valore della condivisione reale in un mondo spesso mediato da algoritmi. Bastano piccoli accorgimenti, un lavoro di gruppo sulla sceneggiatura prima di iniziare, l’analisi critica dei contenuti durante l’anno e l’umiltà di raccontare la propria verità. Perché il vero obiettivo non è produrre il video perfetto, ma tornare a casa una nuova consapevolezza e la capacità di guardare il mondo con occhi finalmente nuovi.

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