Il congresso straordinario del Partito Comunista vietnamita si è trasformato in una dimostrazione di forza per To Lam, presidente e figura dominante della nuova leadership. Nel suo intervento, accolto da una platea attentamente selezionata, Lam ha delineato una linea politica che combina un rafforzamento della repressione interna con un’agenda economica orientata alla crescita e alla stabilità, segnando una continuità più rigida rispetto ai suoi predecessori. Sul fronte politico, il presidente ha ribadito la necessità di “proteggere l’unità del Partito” attraverso un controllo più severo su dissidenti, attivisti e media indipendenti. Negli ultimi mesi, il Vietnam ha già intensificato arresti e processi contro blogger e organizzazioni della società civile, un trend che secondo gli osservatori potrebbe consolidarsi ulteriormente. Lam ha definito queste misure “indispensabili per garantire l’ordine sociale e la sicurezza nazionale”, lasciando intendere che la tolleranza verso il dissenso resterà minima. Parallelamente, il congresso ha posto grande enfasi sulla crescita economica. To Lam ha promesso investimenti mirati nelle infrastrutture, nell’industria tecnologica e nella transizione energetica, con l’obiettivo dichiarato di mantenere il Vietnam tra le economie più dinamiche del Sud-Est asiatico. Il governo punta a rafforzare la fiducia degli investitori stranieri, nonostante le preoccupazioni internazionali per il deterioramento dei diritti umani. La combinazione di autoritarismo politico e ambizione economica non è nuova nella storia recente del Paese, ma il congresso ha mostrato un accento più marcato sulla disciplina interna come prerequisito per la crescita. Analisti regionali sottolineano che la leadership di Lam potrebbe inaugurare una fase di maggiore centralizzazione del potere, con un Partito sempre più compatto e un controllo più stretto su ogni settore della società.



