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Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente, Benjamin Netanyahu, Primo Ministro Israele, Jared Kushner, Imprenditore e politico statunitense

Gaza, fase due del piano Usa: Witkoff e Kushner a Gerusalemme, Washington punta sull’Italia

Incontro con Netanyahu su Rafah e ricostruzione della Striscia. Gli Stati Uniti chiedono all’Italia di entrare nella forza di stabilizzazione senza truppe. In Siria prorogata di un mese la tregua tra Damasco e forze curde
domenica, 25 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

La partita su Gaza entra in una fase di forte accelerazione diplomatica, mentre gli Stati Uniti intensificano le iniziative politiche e militari nella regione, intrecciando il dossier palestinese con quello siriano e con le tensioni legate all’Iran. A Gerusalemme sono arrivati gli inviati del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, per colloqui con il primo ministro Benjamin Netanyahu. Al centro dell’agenda figurano l’apertura del valico di Rafah con l’Egitto e l’avvio della ricostruzione della Striscia, passaggi chiave della cosiddetta fase due dell’intesa promossa da Washington. In parallelo è atteso in Israele anche il comandante del Comando centrale Usa, Brad Cooper, in un contesto di crescente allerta regionale. Sul piano politico, è emerso che Washington ha chiesto all’Italia di aderire come membro fondatore alla futura Forza internazionale di stabilizzazione per Gaza. La proposta, presentata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e alla Farnesina, non prevede l’invio di truppe, ma un contributo legato all’addestramento della polizia palestinese e al peso politico di Roma nei rapporti con Israele e il mondo arabo. Da Roma non sono arrivati commenti ufficiali, mentre la Casa Bianca ha fatto sapere che “gli annunci sull’Isf arriveranno presto” e che sono in corso contatti con diversi Paesi partner. Meloni ha comunque ribadito una linea di apertura prudente, sottolineando che l’Italia è “disponibile e interessata” all’iniziativa, ma che l’attuale configurazione del Board of Peace presenta “problemi di carattere costituzionale”, chiedendo quindi a Washington di rivederne l’impianto.

Aiuti Ue già in campo

Sul fronte europeo, funzionari Ue hanno chiarito che l’Unione non intende attendere la piena operatività del Board per intervenire a Gaza. Bruxelles è già attiva su più livelli, dall’assistenza umanitaria al sostegno finanziario, fino all’addestramento delle forze di polizia palestinesi e al possibile monitoraggio dei valichi, compreso Rafah. “Stiamo andando avanti su tutti i binari”, ha spiegato una fonte europea, definendo l’iniziativa americana “più politica che giuridica”.

Rafah e i movimenti della popolazione

Secondo informazioni raccolte da media internazionali, Israele starebbe valutando misure per limitare il numero di palestinesi che rientrano a Gaza attraverso il valico di Rafah, con l’obiettivo di mantenere un saldo negativo tra ingressi e uscite. Tra le ipotesi figura anche l’istituzione di un posto di blocco militare interno alla Striscia, dove sottoporre a controlli di sicurezza chi entra o esce. Un funzionario israeliano ha confermato che “sarà il governo a stabilire quando riapriranno i confini”.

Operazioni Idf e quadro regionale

Sul terreno, l’esercito israeliano ha riferito di aver colpito e ucciso “diversi terroristi” palestinesi che avevano attraversato la Linea Gialla nel nord della Striscia, piazzando ordigni vicino alle truppe. Secondo l’Idf, i miliziani rappresentavano “una minaccia immediata” e sono stati eliminati da un raid aereo per “rimuovere il pericolo”. A complicare ulteriormente lo scenario, la Turchia ha ribadito la disponibilità a inviare truppe a Gaza nell’ambito di una forza internazionale, “se si creeranno le condizioni necessarie”. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha indicato come priorità “assicurare che la popolazione di Gaza rimanga a Gaza”, rinviando il tema del disarmo di Hamas a una roadmap più ampia. Il quadro resta appesantito dai timori di un’escalation con l’Iran, mentre diverse compagnie aeree internazionali hanno sospeso o ridotto i voli verso Israele e il Medio Oriente per ragioni di sicurezza.

Tregua in Siria

In Siria, il governo di Damasco e le Forze democratiche siriane a guida curda hanno concordato la proroga del cessate il fuoco, inizialmente previsto per scadere ieri sera. Fonti governative parlano di un’estensione “al massimo di un mese”, necessaria anche per completare il trasferimento in Iraq dei prigionieri appartenenti allo Stato islamico. Dal lato curdo, la tregua viene descritta come valida “fino a quando non verrà trovata una soluzione politica reciprocamente accettabile”. Gli scontri recenti avevano riacceso l’allarme sulla sicurezza dei campi di detenzione dell’Isis, tra cui al-Hol, tornato sotto controllo dell’esercito siriano.

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