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Volodymyr Zelensky, Presidente Ucraina

Ucraina, spiragli diplomatici ad Abu Dhabi, ma resta il nodo del Donbass

Incontri a porte chiuse definiti “costruttivi”. Washington pronta a un ruolo di garanzia, Kiev disponibile a nuovi round. Mosca insiste sul ritiro ucraino dall’Est. Raid russi su Kharkiv e blackout a Cernihiv
domenica, 25 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

I colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina svoltisi ad Abu Dhabi hanno segnato un passaggio diplomatico significativo, pur restando inseriti in un quadro militare ancora altamente instabile. Le delegazioni hanno concluso due giornate di incontri a porte chiuse, definiti da tutte le parti “costruttivi”, lasciando aperta la possibilità di un nuovo round già nei prossimi giorni, sempre negli Emirati Arabi Uniti. Il formato riservato, concordato dalle tre delegazioni e privo di presenza della stampa, ha favorito un confronto diretto sui dossier più sensibili. Secondo quanto trapela da ambienti vicini ai negoziati, le discussioni si sono concentrate sui possibili parametri per una conclusione del conflitto, inclusi meccanismi di sicurezza e modalità di monitoraggio internazionale. In questo quadro, Washington ha ribadito la disponibilità ad assumere un ruolo centrale di garanzia del processo, considerato essenziale per l’attuazione di eventuali accordi e per il rispetto delle condizioni di sicurezza sul terreno. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che sono stati individuati alcuni punti di convergenza e che i rappresentanti militari hanno stilato un elenco di questioni operative da approfondire in un prossimo incontro. Kiev, ha ribadito, è pronta a proseguire il confronto. Dal lato russo, la questione territoriale resta però il nodo più delicato: Mosca continua a considerare prioritario il ritiro delle forze ucraine dalle regioni orientali, in particolare dal Donbass, tema che rappresenta ancora l’ostacolo principale a qualsiasi intesa. Eventuali annunci formali sugli esiti dei colloqui, hanno riferito le delegazioni, verranno fatti direttamente nelle rispettive capitali.

Il sostegno ONU

Le Nazioni Unite hanno espresso sostegno a ogni iniziativa volta a riavvicinare le parti, ribadendo che qualsiasi soluzione dovrà essere coerente con la Carta dell’Onu e il diritto internazionale. Un richiamo che conferma il sostegno al dialogo, ma anche i limiti entro cui dovrà muoversi un’eventuale intesa.

Canale diretto Mosca-Washington

Parallelamente ai colloqui negli Emirati, si è svolto a Mosca un incontro separato tra il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff, accompagnato da Jared Kushner. Il faccia a faccia, durato circa quattro ore, è stato descritto da fonti americane come “produttivo” e funzionale a preparare il prossimo passaggio negoziale, confermando la volontà statunitense di mantenere un ruolo di supervisione del processo.

Dibattito europeo

Sul piano politico, la mediazione americana ha acceso anche il dibattito europeo. Da Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato che, qualora il presidente statunitense Donald Trump riuscisse a favorire una chiusura del conflitto tra Kiev e Mosca, un riconoscimento internazionale come il Nobel per la pace sarebbe “oggettivamente meritato”, indipendentemente dalle simpatie politiche.

Sul terreno, richiesta di aiuto di Kiev

Mentre la diplomazia prova a riaprire spazi, il conflitto sul terreno non conosce tregua. Gli attacchi russi sono proseguiti anche durante il confronto di Abu Dhabi, colpendo diverse regioni ucraine, tra cui Kharkiv, Kiev, Sumy e Cernihiv. A Kharkiv sono stati danneggiati edifici civili, un dormitorio per sfollati e strutture sanitarie, con decine di feriti, inclusi minori. Nella regione di Kherson si registrano almeno sei civili feriti, mentre a Cernihiv oltre 400 mila persone sono rimaste senza elettricità dopo nuovi raid sulle infrastrutture energetiche. Zelensky ha denunciato l’intensificarsi degli attacchi e ha chiesto una risposta più incisiva da parte dei partner occidentali, sottolineando l’importanza dei sistemi di difesa aerea per proteggere le città e affrontare l’emergenza invernale. Dal canto suo, il Cremlino sostiene che il lavoro diplomatico stia avanzando, richiamando la necessità di applicare le intese preliminari già concordate nei mesi scorsi. Il prossimo round di colloqui servirà ora a verificare se il dialogo potrà tradursi in passi concreti o se resterà confinato a un fragile esercizio diplomatico, mentre la guerra continua a produrre effetti sul terreno.

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