Sono numeri a dir poco spaventosi quelli comunicati questa mattinata dall’Agenzia degli attivisti per i diritti umani secondo la quale le persone uccise nel corso delle proteste scoppiate in Iran il 28 dicembre contro la svalutazione della moneta locale (il rial) sono almeno 5.002. Un numero di vittime altissimo che comprende anche 42 minori e 39 civili che non stavano partecipando alle manifestazioni. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, tra i morti figurano inoltre 207 membri delle forze di sicurezza o persone affiliate al regime. Un quadro che evidenzia l’estrema violenza degli scontri e la portata nazionale della repressione.
Hrana segnala inoltre che altre 9.787 morti sono attualmente “al vaglio”, cioè in fase di verifica. Un numero che, se confermato, renderebbe il bilancio complessivo ancora più drammatico e senza precedenti nella storia recente del Paese.
Problemi di comunicazioni
Ma l’Iran deve fare i conti con una situazione critica sul fronte delle comunicazioni. Sempre secondo l’Agenzia difatti il Paese continua a vivere una situazione critica sul fronte delle comunicazioni. La chiusura o la grave interruzione dell’accesso a Internet e delle comunicazioni digitali, uno degli strumenti centrali di controllo e repressione, prosegue senza sosta. Secondo Hrana il blackout di Internet, iniziato la sera dell’8 gennaio, è entrato nella sua terza settimana consecutiva. Questa situazione ha di fatto ridotto al minimo la connessione dell’Iran alla rete globale, mantenendo il Paese in uno stato definito di “oscurità digitale”.



