L’ex agente di polizia scolastica Adrian Gonzales è stato dichiarato non colpevole dalle accuse di aver messo in pericolo i bambini durante la sparatoria di massa del 24 maggio 2022 alla Robb Elementary School di Uvalde, in Texas. La giuria ha assolto l’ex ufficiale da tutti i 29 capi d’imputazione legati all’abbandono o al pericolo di minori, dopo circa sette ore di deliberazione. Gonzales, 52 anni, era uno dei primi agenti arrivati sul posto nei minuti iniziali dell’attacco, in cui furono uccisi 19 studenti e due insegnanti. Secondo l’accusa, avrebbe dovuto affrontare il killer — un ex studente di 18 anni — o quantomeno tentare di interrompere l’assalto. La difesa ha invece sostenuto che l’agente non avesse una chiara visuale del tiratore e che le comunicazioni radio fossero caotiche, impedendo una valutazione immediata della situazione. Il processo, seguito con enorme attenzione negli Stati Uniti, rappresentava il primo tentativo di attribuire responsabilità penali individuali per la gestione fallimentare dell’intervento delle forze dell’ordine. La risposta delle autorità, giudicata lenta e disorganizzata, era stata duramente criticata da famiglie e opinione pubblica. La sentenza arriva dopo settimane di testimonianze, ricostruzioni video e perizie tecniche. La giuria ha stabilito che non vi fossero prove sufficienti per dimostrare che Gonzales avesse agito con negligenza criminale. Un giudice texano aveva già respinto, all’inizio del mese, la richiesta della difesa di annullare il processo. All’uscita dall’aula, Gonzales non ha rilasciato dichiarazioni, mentre i familiari delle vittime hanno espresso delusione e amarezza. Per molti, l’assoluzione lascia irrisolto il nodo centrale: come sia stato possibile che un singolo assalitore potesse agire indisturbato per oltre un’ora in una scuola piena di bambini.
