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Donald Trump Presidente Usa, Benjamin Netanyahu Primo Ministro Israeliano

Gaza, Hamas pronta a cedere l’amministrazione. Tensione tra Usa e Israele sul Board of Peace.

Il Premier italiano: “Penso che l'Italia possa giocare un ruolo nel processo di pace”
lunedì, 19 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Il futuro di Gaza entra in una fase decisiva. Hamas si dice pronta a cedere l’amministrazione civile della Striscia a un comitato tecnocratico, mentre la composizione del Board of Peace promosso dagli Stati Uniti apre uno scontro politico tra Washington e Israele. Sul piano europeo, anche l’Italia entra nel perimetro dell’iniziativa. Da Seul, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che Roma è stata invitata a far parte del Board of Peace: “Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nel processo di pace”. Secondo una fonte interna a Hamas, il movimento è pronto a trasferire “già questa settimana” l’amministrazione di Gaza al comitato tecnocratico guidato dall’ingegnere Ali Shaaz. L’organismo, composto da 15 personalità palestinesi, è stato approvato e ha avviato i lavori mercoledì scorso al Cairo, sotto egida statunitense, nell’ambito della seconda fase del piano promosso dal presidente Donald Trump per il dopoguerra a Gaza. La fonte, che ha chiesto l’anonimato, ha spiegato che Hamas ha “riaffermato il suo pieno impegno” a cedere l’amministrazione della Striscia e ha concordato con i mediatori egiziani i dettagli del passaggio di consegne. I leader del movimento all’estero avrebbero già dato istruzioni alle proprie strutture di dimettersi e consegnare la documentazione necessaria. Hamas, ha aggiunto, “declina davanti al mondo e al suo popolo ogni responsabilità” per eventuali ostacoli alla fine della guerra. Allo stesso tempo, il movimento ha posto condizioni precise. In una lettera ai mediatori, Hamas chiede l’attuazione dei requisiti della prima fase del cessate il fuoco prima di affrontare il tema della consegna delle armi previsto nella seconda fase. Tra gli impegni non ancora rispettati da Israele vengono citati l’apertura del valico di Rafah, l’ingresso di case prefabbricate, l’arrivo delle quantità concordate di aiuti e bulldozer e “la fine delle violazioni del cessate il fuoco” da parte dell’esercito israeliano. Il comitato, ufficialmente denominato Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, avrà il compito di gestire gli affari civili e avviare la ricostruzione in una fase transitoria, sotto il controllo politico di un Consiglio per la pace presieduto da Trump. In una dichiarazione programmatica diffusa ieri, il nuovo organismo si impegna a “ripristinare la sicurezza” e i servizi essenziali, come elettricità, acqua, sanità e istruzione, promettendo “i più alti standard di integrità e trasparenza” e il rispetto dell’“autodeterminazione” palestinese.

La reazione di Israele contro Washington

La composizione del Board of Peace è all’origine dello scontro con Israele. Secondo i media israeliani, ieri il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione di governo e una consultazione ristretta sulla sicurezza. In una nota ufficiale, il suo ufficio ha denunciato che “l’annuncio riguardante la composizione del Consiglio esecutivo di Gaza non è stato coordinato con Israele e contraddice la sua politica”, annunciando che il ministro degli Esteri Gideon Saar solleverà la questione con il segretario di Stato Usa Marco Rubio. Secondo Axios, tuttavia, la pazienza di Washington sarebbe ormai esaurita. “Gaza è il nostro show, non il suo”, avrebbero detto fonti americane, aggiungendo che Netanyahu “non è stato consultato perché non ha voce in capitolo”. La linea statunitense è stata riassunta in una frase attribuita a Donald Trump: “Se vuole che ci occupiamo di Gaza, lo faremo a modo nostro. Che si concentri sull’Iran e lasci a noi il compito di gestire Gaza”. Gli Stati Uniti starebbero così facendo “un favore” al premier israeliano: se il piano fallirà potrà dire “ve lo avevo detto”, se avrà successo potrà prendersene il merito. Trump ha comunque invitato formalmente Netanyahu a far parte del Board of Peace, “o qualcuno che lo rappresenti”, secondo Ynet. Tra i membri annunciati dalla Casa Bianca figurano anche due donne: la ministra emiratina Reem Al-Hashimy e l’olandese Sigrid Kaag, attuale coordinatrice umanitaria e per la ricostruzione dell’Onu per Gaza. Nel dibattito interno israeliano è intervenuto anche il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha attaccato Netanyahu: “Il peccato originale è la riluttanza del primo ministro ad assumersi la responsabilità di Gaza”, criticando la presenza nel board del ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e sostenendo che “i Paesi che hanno dato ossigeno a Hamas non possono essere quelli chiamati a sostituirlo”.

Siria, nuove tensioni sullo sfondo regionale

Il quadro regionale resta intanto instabile. In Siria, i media statali hanno riferito della distruzione di due ponti sull’Eufrate nella zona di Raqqa da parte delle forze curde, mentre l’esercito governativo ha annunciato di aver ripreso il controllo di vaste aree del nord del Paese, per la prima volta dopo oltre un decennio. Segnali di un Medio Oriente in movimento, mentre la partita su Gaza si gioca su più livelli, tra diplomazia, ricostruzione e scontri politici sempre meno sotterranei.

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