Il sequestro è scattato all’alba, nel silenzio operativo del porto di Brindisi. Una nave mercantile battente bandiera di una piccola isola dell’Oceania è stata bloccata dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane con un’accusa pesante: aver violato le sanzioni europee contro la Russia trasportando 33.000 tonnellate di materiale ferroso proveniente dalle acque territoriali russe del Mar Nero. Secondo gli investigatori, l’imbarcazione avrebbe tentato di mascherare l’origine del carico attraverso una documentazione ritenuta “incongruente” e in parte falsificata, un dettaglio che ha immediatamente insospettito gli operatori durante i controlli in banchina. La rotta dichiarata non coincideva con i tracciamenti satellitari e alcune certificazioni di carico risultavano incomplete o alterate. Il sequestro è stato disposto in via d’urgenza dalla Procura di Brindisi, che ora indaga su comandante, armatore e parte dell’equipaggio, oltre che sull’importatore italiano della merce. L’ipotesi è che la nave facesse parte di una rete logistica parallela, costruita per aggirare il Regolamento UE 833/2014, che vieta l’importazione di specifiche categorie di merci provenienti dalla Federazione russa dopo l’invasione dell’Ucraina. Gli inquirenti stanno ricostruendo i passaggi commerciali e finanziari dell’operazione, nel tentativo di capire se si tratti di un episodio isolato o dell’ennesimo tassello di un traffico più ampio, che sfrutta bandiere di comodo e triangolazioni internazionali per eludere i controlli europei. Nel porto, intanto, la nave resta ferma sotto sequestro, un gigante d’acciaio che racconta — suo malgrado — la complessità delle nuove rotte globali, dove economia, geopolitica e legalità si intrecciano in un equilibrio sempre più fragile.



