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Cosa mi porto di certo nell’anno nuovo?

sabato, 17 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Una cosa che, se me l’avessero detta cinque anni fa, avrei riso con quell’aria da “ma figurati”.
Invece no.
 Io mi porto dietro la mia passione per il burraco.
Ci si gioca online, certo, nei momenti di pausa, quei dieci minuti rubati tra un messaggio e l’altro, tra una call e un taxi. Ma la verità è che il burraco, a Milano, ormai è diventato un fatto sociale. Un rito. Un appuntamento. Un linguaggio.
E a un certo punto non è più: “giochiamo?”
È: “ci sei?”
E qui arriva la parte per cui mi dispiace, davvero, per tutti gli opening, le cene, gli inviti importanti: perché quando c’è Burraco Society… io sono a Burraco Society.
Burraco Society è il torneo mensile di Paride Vitale e Maurizio Cattelan.
E sì: lo dico così, secco, perché già questo basta a far capire il resto.
È, con ogni probabilità, il torneo più ambito di Milano.
Ambito nel senso più crudele del termine: quello per cui ti chiedono “come si entra?”, tu sorridi, cambi discorso, e dentro di te pensi non lo so nemmeno io, e forse è meglio così.

Perché gli inviti li gestiscono solo loro due.
Non esiste un “posso aggiungermi?”. Non esiste un “conosco qualcuno”. Non esiste niente.
È un po’ come il Met Ball… solo che qui non puoi nemmeno pagare.
E quindi ogni volta che posti una story, dopo, ti prende quella sensazione strana:
una specie di colpa mondana.
Come se stessi esibendo un segreto che non dovresti dire ad alta voce.
La convocazione è rigidissima: 19.30.
E non è una di quelle 19.30 “italiane”.
È 19.30 nel senso che chi ha provato ad arrivare in ritardo, in passato…semplicemente non è più stato visto.
Svanito.
Come succede nei racconti di città quando qualcuno non capisce le regole del posto.

Le coppie? Ad estrazione.
E questo rende tutto più teso e più divertente, perché ti ritrovi a pensare: con chi mi tocca? e subito dopo: spero non mi odi dopo la prima smazzata.
La valletta ufficiale, che ormai è anche giocatrice, e soprattutto è la mia compagna di gioco, è Paola Manfrin.
I perdenti ricevono fazzoletti per piangere. Sì, davvero.
I vincitori premi che cambiano ogni volta e sorprendono.
E poi le location: sempre diverse, sempre spiazzanti, come se l’ambientazione fosse parte della partita.

La partecipante più temuta?
Io non ho dubbi: Rosa Fanti Cracco.
E poi c’è lei, la giudice: Donatella, che timbra i passaporti con sticker creati da Maurizio Cattelan.
Io il mio passaporto me lo tengo stretto.
Strettissimo.
Perché , come dice Paride, un giorno, forse, con quel passaporto ci paghi la pensione.
E io, onestamente, lo capisco.

Anche le carte sono ad hoc: mazzi prodotti da Dal Negro per l’occasione, con i joker che hanno la faccia di Maurizio e Paride.
Cioè: capisci il livello?
Non stai solo giocando a burraco.
Stai entrando in una piccola mitologia.
Il tormentone del mese, poi, è sempre lo stesso:
“Come faccio a venire a Burraco Society?”
Te lo scrivono su Instagram.
Te lo chiedono a cena.
Te lo chiedono perfino per strada.
Come se fosse un indirizzo segreto, un club invisibile, una password.

Quest’anno a dicembre, come se non bastasse, ci siamo anche incontrati e scontrati al burraco di GCDS, voluto da Giuliano Calza alla tabaccheria.
Stesso arbitro.
Un gruppo di giocatori di Society.
E gli ospiti di GCDS che si ritrovano catapultati dentro questa cosa a metà tra torneo e spettacolo.
Risultato?
Una serata esplosiva, con la conduzione scoppiettante di Ugo Morosi e Simone Murgia.
Perché la verità è questa:
a burraco non si gioca e basta.
Si studia il dress code (e ogni tanto viene anche premiato).
Si posa per il fotografo.


Si beve.
Ci si diverte.
Ogni tanto si canta a squarciagola.
E poi si balla, come se fosse la cosa più normale del mondo passare da una pinella a un ritornello urlato.
E adesso la domanda è già la stessa, ancora prima che finisca l’eco dell’ultima partita:
il prossimo burraco, nell’attesa della prossima Burraco Society?
In un jewelry store in via Montenapoleone.
 E ovviamente…è già caccia all’invito.

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