La partita diplomatica sulla guerra in Ucraina entra in una nuova fase di attrito politico. Tutto nasce dalle parole del presidente statunitense Donald Trump, che in un’intervista ha indicato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky come “il principale ostacolo” alla fine del conflitto. Una dichiarazione che a Kiev è stata interpretata come un ribaltamento delle responsabilità politiche della guerra.
La replica di Zelensky è arrivata nel consueto messaggio video serale. L’Ucraina, ha affermato, “non è mai stata e non sarà mai un ostacolo alla pace”. Al contrario, quando milioni di cittadini restano senza elettricità per 20 o 30 ore a causa degli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche, è Mosca che deve essere messa sotto pressione. Zelensky ha così legato il tema della pace a quello della sicurezza e della sopravvivenza civile, citando anche il confronto telefonico con il segretario generale della Nato Mark Rutte.
Dal Cremlino, intanto, il tono è apparso volutamente più conciliante. Il portavoce Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia “apprezza gli sforzi di Washington” per portare la crisi ucraina su un piano politico e diplomatico e si dice interessata a un processo negoziale con gli Stati Uniti. Un messaggio calibrato per accreditare Mosca come interlocutore disponibile, nonostante la prosecuzione delle operazioni militari. Peskov ha inoltre sostenuto che una soluzione al conflitto è “impossibile senza un’ampia discussione sulla sicurezza europea”, lasciando intendere che qualsiasi accordo dovrà includere garanzie strategiche più ampie e non limitarsi al solo dossier ucraino.
Le posizioni europee
Sul fronte europeo, il Financial Times riferisce che la Commissione Ue starebbe valutando un modello di adesione “in due fasi” per l’Ucraina. Si tratterebbe di un ingresso graduale, con poteri decisionali limitati ma accesso progressivo al mercato unico e ai fondi comunitari. L’obiettivo sarebbe offrire a Zelensky un risultato politico spendibile internamente nell’ambito di un eventuale accordo di pace, anche a fronte di possibili concessioni territoriali. Un’ipotesi che conferma come il dossier ucraino sia ormai intrecciato non solo alla sicurezza, ma al futuro stesso dell’architettura europea.
In Italia, Camera e Senato hanno approvato la risoluzione di maggioranza che impegna il governo a continuare il sostegno a Kiev, pur con alcune fratture interne alla Lega, dove tre parlamentari hanno votato in dissenso. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che le relazioni con Mosca sono oggi “carenti” perché la Russia ha invaso l’Ucraina, precisando che l’Italia non è in guerra con il popolo russo ma considera l’invasione un atto illegittimo.
Parole che trovano una risposta indiretta nelle dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, secondo cui il dialogo con molti Paesi europei, Italia compresa, è stato ridotto al minimo e sostituito da “azioni unilaterali e pericolose”. In questa cornice, il Cremlino ha fatto sapere di aver “recepito segnali” provenienti da Roma, Parigi e Berlino sulla necessità di un dialogo con la Russia, definendo tale evoluzione “positiva”. Una lettura che non trova però riscontro unanime tra gli alleati occidentali. La Gran Bretagna ha infatti preso le distanze dall’idea di avviare colloqui diretti con Mosca. La ministra degli Esteri Yvette Cooper ha dichiarato che non vi sono prove concrete di una reale volontà di pace da parte russa e che, al momento, la strada resta quella di una maggiore pressione economica e militare.
Fronte energetico e militare
Sul terreno, intanto, la guerra continua. Il ministero della Difesa russo ha annunciato la conquista di quattro villaggi nelle regioni di Donetsk e Zaporizhzhia, parlando di avanzamenti “decisivi” delle proprie unità. Nella notte, secondo Mosca, le difese aeree hanno abbattuto 106 droni ucraini in diverse regioni della Federazione. Parallelamente, media ucraini e russi dell’opposizione hanno riferito di un drone che avrebbe colpito un edificio residenziale nella città russa di Ryazan, probabilmente durante un attacco diretto contro la raffineria locale, infrastruttura strategica per l’apparato energetico russo.
Proprio il fronte energetico resta uno dei punti più critici. Kiev ha annunciato la creazione di un formato “Energy Ramstein”, un gruppo di coordinamento internazionale sul modello di quello militare nato nella base Nato in Germania, per sostenere il sistema elettrico ucraino devastato dai bombardamenti. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha ricordato che diversi partner, tra cui l’Italia, stanno già contribuendo al Fondo di sostegno energetico. Roma, in particolare, ha avviato la consegna di caldaie industriali ad alta capacità per un valore di circa 1,85 milioni di euro.



