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JEROME POWELL FEDERAL RESERVE FED

Powell sotto attacco, ma le banche centrali fanno muro. L’Europa lo difende

mercoledì, 14 Gennaio 2026
1 minuto di lettura

Lo scontro tra la Casa Bianca e la Federal Reserve si trasforma in un caso internazionale. Il presidente Donald Trump ha definito il governatore della Fed Jerome Powell “un cretino” e ha promesso che “se ne andrà presto”, alimentando una crisi istituzionale senza precedenti tra il potere esecutivo e la banca centrale americana. Le parole di Trump arrivano nel pieno dell’indagine penale aperta contro Powell per presunte irregolarità nella ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della Fed a Washington. Il presidente accusa Powell di aver “sforato il budget di miliardi” e lo ha attaccato pubblicamente: “O è incompetente o è corrotto. Di certo non sta facendo un buon lavoro”. In risposta, dieci tra le principali banche centrali del mondo — coordinate dalla Banca dei Regolamenti Internazionali — hanno firmato una dichiarazione congiunta di solidarietà a Powell, difendendo l’indipendenza della politica monetaria come “pilastro della stabilità economica e finanziaria globale”. Tra i firmatari figurano Christine Lagarde (BCE), Andrew Bailey (Bank of England), e i governatori di Australia, Svezia, Danimarca, Svizzera, Brasile, Corea del Sud e Canada. Il messaggio è chiaro: l’autonomia delle banche centrali non può essere messa in discussione da pressioni politiche, nemmeno negli Stati Uniti. La tensione ha già avuto ripercussioni sui mercati, con segnali di volatilità e timori per l’affidabilità della governance economica americana. Powell, che ha finora mantenuto il silenzio, potrebbe intervenire pubblicamente nei prossimi giorni per difendere il ruolo della Fed. Intanto, l’isolamento diplomatico di Trump sul fronte monetario si fa sempre più evidente. E il futuro di Powell, tra indagini e insulti, resta appeso a un filo.

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