La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase di rottura totale. Il presidente Donald Trump ha annunciato di aver annullato tutti gli incontri previsti con funzionari iraniani, mentre nel Paese proseguono le proteste più vaste e sanguinose degli ultimi decenni. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente ha rivolto un appello diretto ai manifestanti: “Patrioti iraniani, continuate a protestare, prendete il controllo delle vostre istituzioni”. Trump ha aggiunto che “l’aiuto è in arrivo”, senza specificare la natura del supporto, alimentando speculazioni su un possibile intervento statunitense. Il presidente ha inoltre invitato i manifestanti a “salvare i nomi di chi uccide e abusa”, promettendo che “pagheranno un prezzo altissimo”. La decisione di cancellare gli incontri arriva mentre la repressione in Iran assume proporzioni drammatiche. Secondo l’agenzia Human Rights Activists, citata da Euronews, oltre 2.000 persone sarebbero state uccise nelle proteste, mentre il media di opposizione Iran International parla di almeno 12.000 morti. Le rivolte, iniziate nel mercato centrale di Teheran per il crollo economico, si sono estese alle università e a numerose città del Paese, entrando nella terza settimana consecutiva. Il giorno precedente all’appello, Trump aveva annunciato dazi del 25% contro tutti i Paesi che continuano a commerciare con Teheran, un’ulteriore misura di pressione economica destinata a isolare la Repubblica Islamica. La reazione internazionale è immediata: Mosca e Pechino hanno espresso irritazione per le parole del presidente statunitense, mentre in Europa diversi governi — tra cui l’Italia — hanno convocato gli ambasciatori iraniani per chiedere la fine della repressione. Secondo analisti citati da Porta da Estrela, l’appello di Trump rappresenta un salto di qualità nella strategia americana: non più solo sanzioni e pressioni diplomatiche, ma un incoraggiamento esplicito a un possibile cambio di regime.



