Mentre sul fronte politico e diplomatico si intensificano le pressioni internazionali in vista del Forum economico mondiale di Davos della prossima settimana, l’escalation militare in Ucraina non accenna a rallentare. Nella notte, la Russia colpito infrastrutture energetiche e obiettivi civili con oltre 300 droni e decine di missili, tra cui vettori balistici e da crociera. A Kharkiv almeno quattro persone sono state uccise e sedici ferite dopo che un edificio della compagnia postale Nova Poshta è stato centrato da un raid. Altri attacchi hanno colpito un sanatorio per bambini e diversi quartieri periferici della città. Secondo il governatore regionale Oleh Synehubov, “il numero delle vittime è destinato a salire”. Le autorità ucraine riferiscono che i sistemi di difesa aerea sono stati attivati in numerose regioni, riuscendo a intercettare parte dei vettori in arrivo, ma non evitando danni diffusi. Particolarmente critica la situazione nella capitale. L’operatore energetico Ukrenergo ha reso noto che circa il 70% di Kiev è rimasto senza elettricità, dopo che diverse sottostazioni sono state danneggiate. Il CEO Vitaliy Zaichenko ha parlato apertamente di un tentativo russo di “isolare la città e costringere la popolazione a trasferirsi”. Interruzioni di corrente di emergenza sono state attuate anche in altre regioni, mentre a Zaporizhzhia oltre 30.000 utenze sono rimaste senza luce. Gli attacchi sono avvenuti in piena ondata di gelo, con temperature scese sotto i meno 15 gradi, aggravando l’impatto su riscaldamento e servizi essenziali. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha accusato Mosca di condurre “una guerra genocida”, sostenendo che colpire deliberatamente le infrastrutture energetiche in queste condizioni climatiche equivale a infliggere “condizioni di vita calcolate per provocare la distruzione fisica della popolazione”. “Questa strategia rientra esattamente nella definizione dell’articolo II della Convenzione sul genocidio”, ha dichiarato, chiedendo che “non ci siano pause nel sostegno all’Ucraina e nella pressione su Mosca”. Dal canto suo, il ministero della Difesa russo ha rivendicato l’offensiva, sostenendo di aver colpito “infrastrutture energetiche e militari-industriali utilizzate dalle forze armate ucraine”, in risposta ad attacchi di Kiev contro obiettivi civili russi.
Davos
Il conflitto e le sue ricadute globali saranno al centro del Forum economico mondiale di Davos, in programma dal 19 al 23 gennaio. Il presidente del WEF, Borge Brende, ha annunciato “un focus speciale sull’Ucraina”, confermando la presenza del presidente Volodymyr Zelensky e del presidente statunitense Donald Trump, accompagnato dalla più ampia delegazione americana mai vista al forum. A Davos sono attesi anche sei leader del G7 e i vertici delle istituzioni europee. Secondo il Financial Times, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Canada intendono incontrare Trump per sollecitare il suo sostegno a garanzie di sicurezza credibili per Kiev in caso di cessate il fuoco. Il premier olandese Dick Schoof ha confermato che, a margine del forum, sono previsti nuovi colloqui tra Unione europea, Stati Uniti e Ucraina sul tema delle garanzie. Nella stessa cornice, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha avvertito che “la Russia resta la nostra minaccia più significativa” e che “non c’è motivo di credere che il suo modello di azioni aggressive cambierà presto”.
L’Ue prepara nuove sanzioni
Sul piano europeo, l’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas ha annunciato che l’Unione sta lavorando al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, con l’obiettivo di finalizzarlo entro febbraio. “Ogni settimana le bombe russe fanno sprofondare le città ucraine nell’oscurità. Questa è la risposta di Mosca alla diplomazia”, ha dichiarato da Berlino, aggiungendo che l’Ue concederà a Kiev prestiti per 90 miliardi di euro nei prossimi due anni per sostenere bilancio statale e difesa. Intanto, il Parlamento ucraino ha approvato un significativo rimpasto di governo e dei vertici della sicurezza, revocando gli incarichi al ministro della Difesa Denys Shmyhal, al ministro della Trasformazione digitale Mykhailo Fedorov e al capo dei servizi interni Vasyl Maliuk. Fedorov è stato indicato come nuovo titolare della Difesa.
Mar Nero, droni contro petroliere e navi civili
Parallelamente, cresce la tensione nel Mar Nero. Secondo Reuters, almeno due petroliere gestite da compagnie greche sono state colpite da droni non identificati mentre si dirigevano al terminal del Caspian Pipeline Consortium, vicino a Novorossiysk, snodo cruciale anche per l’export kazako. Una di esse, la Matilda, noleggiata dalla compagnia kazaka KazMunayGas, è stata colpita da due droni senza provocare feriti. Attacchi sono stati segnalati anche contro navi civili vicino a Odessa, lungo il corridoio marittimo utilizzato dall’Ucraina per l’export di cereali. Mosca ha affermato di aver “sospeso” il commercio marittimo ucraino, mentre Kiev non ha rivendicato formalmente le operazioni. Il presidente Volodymyr Zelensky ha rivendicato i risultati della pressione sulla cosiddetta flotta ombra russa, affermando che “almeno il 20% delle navi è stato fermato” e chiedendo nuove sanzioni contro comandanti, assicuratori e infrastrutture logistiche legate al traffico petrolifero.



