La premier giapponese Sanae Takaichi sta valutando di indire elezioni anticipate per la Camera bassa nella prima metà di febbraio, secondo quanto riportato dal quotidiano Yomiuri Shimbun e ripreso da Reuters. L’ipotesi, che circola da giorni nei palazzi della politica di Tokyo, potrebbe concretizzarsi con lo scioglimento del Parlamento già il 23 gennaio, una mossa che consentirebbe alla premier di capitalizzare l’attuale livello di consenso. Takaichi, prima donna a guidare il governo giapponese, è entrata in carica nell’ottobre 2025 e da allora ha visto crescere la propria popolarità, soprattutto tra l’elettorato conservatore. La sua linea dura nei confronti della Cina, sottolinea Reuters, ha attirato l’attenzione della destra nazionale ma ha anche alimentato tensioni diplomatiche con Pechino. Secondo le fonti citate dal Yomiuri, la premier e il Partito Liberal Democratico (LDP) ritengono che un voto anticipato possa rafforzare la maggioranza parlamentare, approfittando di un’opposizione frammentata e di un’opinione pubblica che, per ora, premia la determinazione della leader. L’idea sarebbe quella di sciogliere la Camera bassa entro fine gennaio, aprendo la strada a una campagna elettorale lampo. Il governo non ha ancora confermato ufficialmente la decisione, ma diversi analisti giapponesi ritengono che la finestra politica sia favorevole: l’economia mostra segnali di ripresa, mentre la premier gode di un’immagine di stabilità dopo anni di turbolenze interne al LDP. Resta però il nodo dei rapporti con la Cina. La postura assertiva di Takaichi ha già provocato reazioni dure da Pechino, e un voto anticipato potrebbe trasformarsi in un referendum sulla politica estera del Giappone in un momento di forte competizione strategica nell’Indo‑Pacifico. Se lo scioglimento del Parlamento dovesse arrivare davvero il 23 gennaio, il Giappone entrerebbe in una delle campagne elettorali più rapide e decisive degli ultimi anni.



