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Meloni: “Con Trump non sempre d’accordo. Ucraina? L’Ue parli con la Russia”

Alla conferenza stampa di inizio anno il Premier rivendica l’asse euro-atlantico e il rapporto con Mattarella, attacca l’Anm sul referendum, difende Tajani e avverte su Ucraina e Venezuela. Chiusura con una battuta su Fiorello
sabato, 10 Gennaio 2026
7 minuti di lettura

Una conferenza di inizio anno ‘fiume’ quella tenuta ieri da Giorgia Meloni che ha incontrato i media nel corso di un incontro organizzato da Ordine dei Giornalisti e Associazione Stampa Parlamentare. Tanti, tantissimi i temi toccati, dalla politica estera ai rapporti con la maggioranza, dalle riforme all’informazione, dalla sicurezza all’economia.

Usa e Groenlandia

Trump? Quando non sono d’accordo lo dico”, ha detto il Premier aprendo così il capitolo Stati Uniti per respingere con forza l’idea che l’Italia debba “prendere le distanze” dalla politica attuale degli Stati Uniti per poi rivendicare una politica estera ancorata a due direttrici: Unione europea e Alleanza atlantica, “come indicato dal Presidente Mattarella”, con cui ha assicurato di avere “ottimi rapporti”. Da qui il Premier è entrato nel dibattito che nelle ultime settimane ha acceso le cancellerie occidentali: la Groenlandia.

Il Primo Ministro ha detto di non credere all’ipotesi di un’azione militare americana per assumerne il controllo, opzione che non condividerebbe e che, a suo giudizio, non converrebbe nemmeno agli Stati Uniti. Ha letto invece le dichiarazioni dell’amministrazione Trump come un messaggio politico sull’importanza strategica dell’Artico e sulla volontà di scoraggiare ingerenze di altri attori in un’area considerata sensibile per sicurezza e interessi nazionali. E ha collocato la questione nel perimetro Nato: un eventuale “blitz” avrebbe implicazioni dirette per l’Alleanza, motivo per cui lo ritiene poco realistico. In questo quadro ha annunciato che entro fine mese il ministero degli Esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, con obiettivi che includono cooperazione, sicurezza, supporto alle imprese e ricerca sul cambiamento climatico.

Tra Ucraina, Medioriente e Venezuela

Dall’Artico Meloni è passata ai fronti di guerra. Sull’Ucraina ha ribadito la scelta di restare “accanto” a Kiev e ha inquadrato il tema nel concetto di deterrenza: la pace, ha detto, si difende con la capacità di dissuadere l’aggressore. In questo quadro ha ribadito che non è sul tavolo l’invio di truppe italiane in Ucraina. Nel merito del confronto europeo con Mosca, ha spiegato che “è arrivato il momento” che l’Ue parli con la Russia, ma nello stesso tempo ha avvertito che farlo “in ordine sparso” sarebbe un favore a Putin. Da qui il richiamo a una possibile figura unica, un inviato speciale europeo. Nelle tensioni di maggioranza sul tema, Meloni ha respinto le letture basate sulle etichette (“filo” qualcuno) e le ha ricondotte alla discussione su come tutelare l’interesse nazionale. Nel passaggio politico è arrivata anche una stoccata a Roberto Vannacci: sarebbe “sbagliato” se venissero a mancare i voti sugli aiuti all’Ucraina.

Sul Medioriente Meloni ha parlato di una tregua “molto fragile” a Gaza e ha rivendicato l’impegno italiano per tenere effettivo un percorso di pace che, ha detto, potrebbe non ripresentarsi. Ha quindi indicato la disponibilità dei carabinieri a formare le prime 50 unità di forze di sicurezza in Giordania senza escludere, con passaggio parlamentare, la partecipazione a una forza multinazionale, legando tutto all’obiettivo dei due Stati.

Il capitolo Venezuela ha intrecciato diplomazia e casi consolari. Meloni ha definito “di grande valore” il segnale di avvio delle liberazioni di detenuti politici da parte della presidente Delcy Rodríguez parlando a questo punto di relazioni “nuove e diverse” tra Roma e Caracas. Ha ricordato che il governo segue “quotidianamente” la vicenda del cooperante Alberto Trentini e ha salutato la liberazione di Biagio Pilieri, riferendo anche di un provvedimento di scarcerazione per Luigi Gasperin che risulterebbe non ancora eseguito. Alle opposizioni ha riservato un attacco politico: sul Venezuela, ha detto, parte della Sinistra “vive in un mondo” in cui la realtà si piega all’ideologia.

Giustizia e referendum

Dalla politica estera il discorso è scivolato sulla giustizia e sul referendum (a proposito, si voterà il 22 e 23 marzo). Meloni ha detto di non voler impostare la campagna come scontro politico e ha invitato a restare “nel merito” della riforma, a partire dalla separazione delle carriere. Alla domanda sulla delegittimazione dei magistrati ha rovesciato il punto: “Quello che delegittima i magistrati” sarebbe la campagna portata avanti dall’Associazione nazionale magistrati. Sul tema sicurezza ha legato l’efficacia delle politiche al lavoro di tutti gli attori e ha citato casi in cui decisioni giudiziarie avrebbero annullato in poche ore gli interventi delle forze dell’ordine.

Proprio la sicurezza è uno dei due assi che il Premier ha indicatoper il 2026 insieme alla crescita. E lo ha fatto richiamando un dato: nei primi dieci mesi del 2025 i reati sarebbero calati del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma ha aggiunto che “non è sufficiente” e che serve un cambio di passo. E dunque ha annunciato un provvedimento dedicato a baby gang e “maranza”, con misure su armi da taglio, divieto di vendita online e responsabilità dei genitori.

Il rogo in Svizzera

Nel corso della conferenza stampa Meloni ha affrontato anche la tragedia di Capodanno avvenuta a Crans-Montana, in Svizzera, che ha coinvolto cittadini italiani. Ha espresso nuovamente vicinanza alle famiglie delle vittime e ha chiarito che non si è trattato di una disgrazia, ma del possibile risultato di gravi responsabilità. Ha quindi annunciato che l’Avvocatura generale dello Stato, su mandato della Presidenza del Consiglio, ha avviato contatti con la Procura elvetica e con la Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo.

Il Governo, ha assicurato, è pronto a fornire piena assistenza alle famiglie affinché possano ottenere giustizia. Successivamente ha aggiunto che episodi di questo tipo impongono una riflessione anche sul piano normativo e dei controlli, a partire dalla sicurezza nei locali chiusi e ha quindi sottolineato la necessità di individuare eventuali responsabilità e di valutare misure preventive, come il divieto di pratiche potenzialmente pericolose nei luoghi di intrattenimento, affinché tragedie simili non si ripetano.

Informazione

Nel confronto con i giornalisti Meloni ha dedicato un blocco all’informazione. Ha ribadito che la libertà di stampa è un presupposto della salute democratica, ha ricordato iniziative per la sicurezza degli inviati e nello stesso tempo ha annunciato un emendamento al Milleproroghe per garantire a Radio Radicale un contributo straordinario per digitalizzare l’archivio storico, in aggiunta a quello ordinario. Sull’equo compenso ha indicato febbraio come orizzonte per le tabelle necessarie. Ha toccato anche dossier editoriali e occupazionali (Dire e Gedi) e ha richiamato il lavoro del Copasir sul caso delle presunte intrusioni informatiche, dicendo che le indagini sono affidate alle procure e che il governo sta collaborando.

Maggioranza ok

Sul piano politico interno il Primo Ministro ha minimizzato i rischi per la tenuta della maggioranza, ha rivendicato solidità e descritto il confronto interno come fisiologico. Parlando di Forza Italia, ha elogiato Antonio Tajani per aver mantenuto il partito in buona salute dopo la fase post-Berlusconi. Nel pacchetto dei temi interni entrano poi legge elettorale e casa. Meloni ha parlato di interlocuzioni con l’opposizione su una riforma che garantisca governabilità per cinque anni a chi vince, legandola anche alla lotta all’astensionismo. Sul Piano casa ha detto che il Governo è in dirittura d’arrivo con un progetto che punta a 100.000 nuovi appartamenti a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni.

Economia e futuro

Sull’economia il Presidente del Consiglio ha indicato un orizzonte di crescita attorno all’1%, con tre leve: occupazione, riduzione del costo dell’energia e investimenti, citando la Zes come modello. Ha ammesso che la crescita dei salari resta bassa, ma ha contestato una narrazione “catastrofica”, collegando la questione alla produttività e indicando capitale umano (competenze Stem), investimenti e infrastrutture. Nel passaggio su pensioni ha rivendicato l’intervento per limitare l’aumento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita.

Su Ilva ha parlato di dossier complesso da conciliare con ambiente e territorio; su migrazione a rivendicato un cambio di rotta europeo verso dimensione esterna e rimpatri; sul Green Deal punta a un approccio “più pragmatico”. Sul risiko bancario ha spiegato che si tratti di dinamiche di mercato e ha ricordato che la quota pubblica in Mps è scesa sotto il 5%.

La conferenza si è chiusa con un registro più leggero: alla domanda su ambizioni future e Quirinale, Meloni ha detto che non ha nel radar “salire di livello” e ha scherzato sul desiderio di “lavorare a pagamento con Fiorello”, rimandando tutto al voto degli italiani.

Opposizioni all’attacco

Debora Serracchiani, Responsabile Giustizia nella segreteria nazionale Pd
Debora Serracchiani, Responsabile Giustizia nella segreteria nazionale Pd

Dure le reazioni delle opposizioni alle parole del Presidente del Consiglio. Per il Partito democratico, Debora Serracchiani, Responsabile Giustizia nella segreteria nazionale, ha accusato Meloni di indicare nella magistratura un capro espiatorio in vista del referendum. Secondo Serracchiani, dopo oltre tre anni di governo i provvedimenti sulla sicurezza si sarebbero rivelati inefficaci e l’attacco ai giudici servirebbe a coprire un fallimento politico e a preparare una giustizia sotto controllo del potere esecutivo. Sul fronte della politica estera i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Esteri, Difesa e Politiche Ue hanno sottolineato come il Premier abbia ammesso, di fatto, l’assenza di un ruolo negoziale dell’Unione europea nel conflitto russo-ucraino. Per il M5s, l’apertura a un inviato speciale europeo arriva in ritardo, dopo anni di sostegno a iniziative giudicate unilaterali e prive di una strategia diplomatica.

Critico anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi che sui social ha affermato che la conferenza stampa mostra le difficoltà del Primo Ministro su sicurezza e fisco, sostenendo che un confronto serio su questi temi penalizzerebbe il Centrodestra in vista delle elezioni. Sulla stessa linea il Vicepresidente di Italia Viva Davide Faraone che ha accusato Meloni di parlare “come se fosse appena arrivata a Palazzo Chigi” e di non dare risposte sui risultati concreti delle politiche di sicurezza e migratorie.

Dal Pd sono arrivate critiche anche sul Piano casa. Pierfrancesco Majorino, Responsabile Diritto alla casa, ha giudicato insufficienti le 100.000 abitazioni annunciate in dieci anni e ha accusato il governo di avere ridotto i fondi per affitti, morosità incolpevole e edilizia popolare. Sul fronte europeista il Segretario di +Europa Riccardo Magi ha contestato la linea di Meloni su Ucraina e Groenlandia, accusando il governo di subordinare la politica estera italiana agli Stati Uniti invece di rafforzare l’integrazione europea su difesa, energia e politica estera.

Le questioni economiche hanno alimentato altre polemiche. Il Capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli ha parlato di pressione fiscale ai massimi storici nonostante la narrazione di un calo delle tasse. Da Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni e Arturo Scotto hanno criticato la lettura ottimistica sui salari, sostenendo che il potere d’acquisto resti lontano dai livelli precedenti e attribuendo la responsabilità alle scelte del governo su lavoro, contratti e welfare.

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