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Avanti Crans, dopo Crans

venerdì, 9 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Prima e dopo Crans.

Crans Montana segna la Storia. Con un marchio infamante: strage. Di ragazzi. Ragazzini, giovani speranze, il nostro Futuro. Il tempo si è fermato nelle case di tutti al tempo delle feste di inizio anno, non solo in Italia.

Anche la mia penna si è fermata: le immagini hanno prevalso con un carico di lacrime, di emozioni e di notti in bianco. Appena le prime immagini dalla Svizzera offrivano il quadro devastante di uno sterminio che adesso inizia ad assumere tutti i contorni di una strage di Stato, in cui i carnefici sono imprenditori senza scrupoli e istituzioni cantonali e svizzere assenti o peggio conniventi o silenziate, si comprende il ruolo della Stampa e la partecipazione non più emotiva dei cittadini. Giochiamo un ruolo: è strage!

E questo lo posso affermare oggi a 9 giorni dalla strage di Crans Montana dopo aver assistito ai funerali dei nostri Angeli, ascoltato l’insostenibile Sindaco (che non vuole neanche parlare in italiano), non aver capito perché i titolari non hanno al momento neanche gli arresti domiciliari e verificato che l’inchiesta in Svizzera per andar bene ha bisogno di giornalisti liberi preparati e presenti. C’è bisogno dell’attenzione della Stampa italiana. La sola che potrà magari pure svelare, ma di certo raccontare, la Verità e assistere le storie di dolore che attorno a questo dramma personale, collettivo e sociale dureranno per molte decadi…

Il marchio Crans Montana è perso. Irrimediabilmente. Senza se e senza ma. E non perché il web è invaso di immagini sconvolgenti di giovani che passano dal gioire al morire in pochi minuti. Ma sono state incise per sempre nella mente e nei cuori di tutti i papà e le mamme ovunque e per sempre si commuovono al solo pensiero che un proprio figlio possa essere a tale rischio nel posto che dovrebbe essere il più sicuro. La strage fa storia.

Non è più cronaca. E quando la cronaca non è chiara, la storia la devono scrivere tutti. Mi spiego ancora più chiaramente. Giovani che passano dalla gioia alla morte in pochissimi minuti: avremmo detto… arsi vivi. Invece inizia a farsi avanti prepotente che molti sono morti soffocati, con corpi integri, eppure sono stati riconosciuti col DNA. Ulteriore dolore… ulteriore prove di “malagestio” della tragedia da parte della Svizzera. Che responsabilità! Ecco perché è fondamentale il ruolo della Stampa. E se penso alle assicurazioni che dovranno risarcire le famiglie… credo che sarà importantissima la presenza dell’avvocatura di Stato italiana garantita dal Presidente Giorgia Meloni (pure in conferenza stampa… di fine anno).

Bisogna essere orgogliosi di essere italiani” le parole della Mamma di Achille sono incise nella mia mente. E mi hanno incoraggiato a rileggere il nostro rapporto con Crans Montana. Con la Bellezza delle Alpi. Con la Svizzera delle regole.

L’Italia grazie anche al Governo Meloni ha fatto una bella figura come comunità nazionale partecipe e solidale con le vittime. Un Paese in strazio, il nostro, con le Famiglie delle vittime e dei feriti che per sempre porteranno addosso i segni della tragedia. Un Paese di Eccellenze mediche e di generosità che ha messo a disposizione soccorritori e strutture, medici e infermieri che ancora adesso stanno dando un contributo autentico senza risparmiarsi su sacrifici e turni. Pensieri e preghiere da tutta Italia si levano verso il Niguarda alla banca della pelle, alle risorse sui trapianti. Benedetto sia il Servizio Sanitario Nazionale: dalle grandi tragedie possono nascere delle opportunità nuove di sistema e questo potrebbe essere un balsamo per tutti.

Bisogna davvero essere orgogliosi di essere italiani. Vero. Una grande Verità che vuol dire pure che il modello di eccellenza e sostenibilità che tanto raccontiamo quando le cose funzionano dobbiamo rivendicarlo anche di fronte alle tragedie. La sostenibilità deve voler dire inclusione. Partecipazione. Responsabilità. Democrazia. Solidarietà. E se la strage di Crans ha determinato la fine di tanti, tanti sorrisi deve chiudere un modello muscolare, individualista, egoriferito, di esaltazione della ricchezza che non serve. Di benessere esclusivo cieco ed egoista. Una condizione matrigna che uccide i propri figli sull’altare di un franco in più. La sicurezza che si fa optional, se non addirittura sconosciuta. Ecco perché Crans Montana segna una rottura tra il prima e il dopo nella storia individuale e collettiva. Ma pure può segnare la svolta sociale perché il mondo progredisca e in questa stagione del Pianeta Terra ne abbiamo tutti bisogno. Partendo dal cuore dell’Europa.

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