L’Iran sta affrontando un blackout nazionale di internet, secondo quanto denunciato dall’osservatorio indipendente NetBlocks, che monitora la connettività globale. La segnalazione, diffusa sui social e ripresa da diverse testate internazionali, indica un crollo repentino del traffico dati in tutto il Paese, in concomitanza con le proteste antigovernative che da giorni scuotono le principali città iraniane. NetBlocks ha spiegato che l’interruzione arriva dopo “una serie di crescenti misure di censura digitale” adottate dalle autorità per ostacolare la circolazione di informazioni durante le manifestazioni. Il blackout, osserva l’organizzazione, “impedisce al pubblico di comunicare in un momento critico”, rendendo estremamente difficile verificare la situazione sul terreno e documentare gli scontri con le forze di sicurezza. Le proteste, iniziate a fine dicembre, sono esplose a causa della gravissima crisi economica, dell’inflazione fuori controllo e del crollo del valore della valuta locale. Le manifestazioni si sono rapidamente estese a oltre un centinaio di città, da Teheran a Tabriz, fino alla città santa di Mashhad, con cortei, scioperi e blocchi stradali. Le immagini disponibili — poche, proprio a causa della censura — mostrano negozi chiusi, strade presidiate e gruppi di manifestanti che sfidano apertamente il regime. Secondo alcune fonti internazionali, nelle proteste dei giorni scorsi si sarebbero registrati decine di morti, ma il blackout rende impossibile confermare numeri aggiornati. La Farnesina e altri ministeri degli Esteri europei hanno già invitato i propri cittadini a evitare qualsiasi viaggio in Iran, citando un contesto di “tensione altissima” e “rischi imprevedibili” legati alla repressione e alla chiusura delle comunicazioni. Il blackout totale rappresenta uno degli strumenti più drastici utilizzati dal governo iraniano negli ultimi anni per contenere il dissenso.



