Un’ondata di raid russi su larga scala ha colpito nella notte infrastrutture energetiche, centri urbani e obiettivi civili in diverse regioni dell’Ucraina, mentre sul piano diplomatico si è ulteriormente inasprito lo scontro sulle ipotesi di una forza internazionale dopo un eventuale cessate il fuoco. Il presidente Zelensky ha annunciato che il documento bilaterale sulle garanzie di sicurezza con gli Stati Uniti è sostanzialmente pronto per essere finalizzato “al massimo livello” con il presidente Donald Trump, dopo i negoziati tenuti in Francia.
Parigi e Londra hanno ribadito l’apertura alla creazione di una forza multinazionale internazionale da dispiegare in Ucraina dopo una tregua. Mosca ha reagito duramente. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito la Coalizione dei Volenterosi e Kiev un “asse della guerra” e ha avvertito che eventuali truppe occidentali sul territorio ucraino sarebbero considerate “obiettivi militari legittimi”.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha replicato che l’Europa è pronta a sostenere Kiev dopo una tregua, ma ha accusato la Russia di non voler interrompere le ostilità. In questo contesto di escalation, dagli Stati Uniti è arrivato infine il segnale di un possibile nuovo giro di vite: il Senato potrebbe votare già la prossima settimana un pacchetto bipartisan di sanzioni contro la Russia, con il via libera dell’amministrazione Trump, nel tentativo di aumentare la pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra.
Zelensky accusa Mosca di “guerra contro la vita”
Zelensky ha accusato Mosca di condurre una “guerra contro la vita”, denunciando l’assenza di qualsiasi giustificazione militare per gli attacchi alle infrastrutture energetiche in pieno inverno. Il presidente ucraino ha confermato che l’elettricità è stata ripristinata in parte della regione di Zaporizhzhia, mentre a Dnipro i lavori proseguono, e ha sollecitato i partner occidentali a non rallentare la fornitura di sistemi di difesa aerea.
Raid su larga scala
Secondo le autorità di Kiev, attacchi con droni e missili hanno provocato blackout estesi nelle regioni di Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia, lasciando oltre un milione di famiglie senza acqua ed elettricità. Oleksii Kuleba, vicepremier ucraino, ha confermato che le infrastrutture energetiche sono state deliberatamente prese di mira e che i lavori di riparazione sono ancora in corso.
Tutti gli ospedali di Dnipro sono stati alimentati tramite generatori, mentre scuole e trasporti ferroviari hanno subito gravi interruzioni. Particolarmente colpita la città di Kryvyi Rih, dove due missili balistici Iskander hanno centrato grattacieli residenziali. Le autorità locali hanno parlato dell’attacco più massiccio dall’inizio della guerra contro la città natale del presidente Volodymyr Zelensky, con almeno otto feriti, due dei quali ancora ricoverati in condizioni stabili.
L’aeronautica ucraina ha riferito che nella notte sono stati lanciati complessivamente 97 droni russi, 77 dei quali abbattuti. A Kherson la situazione resta drammatica. Diversi raid e attacchi con droni hanno colpito il centro cittadino e le aree circostanti, causando almeno sette feriti e quattro morti secondo i dati aggiornati delle autorità regionali. Un drone avrebbe colpito anche un’auto civile nei pressi del villaggio di Taras Shevchenko.
Mosca ha rivendicato la conquista del villaggio di Bratskoye, nella regione di Dnipropetrovsk, e ha affermato di aver abbattuto nella notte 66 droni ucraini su diverse regioni russe, tra cui Crimea, Mar Nero e Krasnodar. Kiev, dal canto suo, ha confermato la prosecuzione delle consegne di nuovi sistemi di difesa aerea britannici, inclusi sistemi Raven già operativi e prototipi a lungo raggio Gravehawk.



