Ieri il dolore ha attraversato l’Italia come un filo continuo, unendo città diverse e comunità lontane nello stesso lutto. A una settimana dal rogo di Capodanno al bar ‘Le Constellation’ di Crans-Montana, i funerali di 5 delle 6 giovani vittime italiane sono diventati il punto di raccolta di un cordoglio nazionale, ma anche lo spazio in cui famiglie e amici hanno dato voce a una richiesta che non si spegne: conoscere la verità su quanto accaduto.
A Bologna, nella Cattedrale di San Pietro, l’ultimo saluto a Giovanni Tamburi, 16 anni. La chiesa era gremita, colma di giovani, compagni di scuola, cittadini comuni. La madre, Carla Masiello, ha parlato all’uscita con parole che hanno commosso tutti: “Qui c’è solo un corpo, Giovanni è un angelo”. Un messaggio che non ha cercato colpe, ma ha scelto l’amore come risposta al dolore. “Non lasciate mai niente di non detto”, ha ripetuto, ricordando il rapporto quotidiano con il figlio, fatto di parole semplici e di affetto condiviso. Il padre, Giuseppe, ha ammesso che la richiesta di giustizia “non è oggi il primo pensiero”, pur riconoscendo che “ce ne sarebbe bisogno”. A distanza, è arrivato anche il messaggio del Cardinale Matteo Zuppi, che ha sottolineato come in questi giorni la solidarietà abbia trasformato una comunità intera in una sola famiglia.
Commozione nella Capitale
A Roma la Basilica dei Santi Pietro e Paolo all’Eur non è riuscita a contenere la folla accorsa per salutare Riccardo Minghetti, anche lui 16enne. Dentro la chiesa, i banchi occupati da amici, studenti, insegnanti; fuori, decine di persone rimaste in silenzio. La madre Carla ha ricordato l’ultimo saluto sulla neve, ai piedi della seggiovia: “Negli ultimi giorni era felice, stava diventando un bell’uomo”. Il padre Massimo ha invitato tutti a non dimenticare gli altri ragazzi morti e i feriti, chiedendo ai coetanei del figlio di continuare a vivere “con entusiasmo e amore”. Alla cerimonia erano presenti numerose autorità, dal Sindaco Roberto Gualtieri al Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, fino ai Ministri Orazio Schillaci e Andrea Abodi. Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro, mentre il padre ha ringraziato i presenti con un gesto silenzioso delle mani giunte.
Milano a lutto
A Milano il lutto si è fatto ancora una volta collettivo. Nella Basilica di Sant’Ambrogio una folla composta ha partecipato ai funerali di Achille Barosi. I gonfaloni istituzionali, il picchetto d’onore dei Vigili del Fuoco, le rose bianche deposte dagli amici: tutto parlava di una città ferita. Nell’omelia l’abate Padre Carlo Faccendini ha dato voce alle domande che restano sospese: “Perché la morte, e perché così?”. Don Alberto Rivolta ha ricordato Achille come un ragazzo capace di ascolto e profondità, invitando tutti a custodire quella luce che, anche minima, permette di continuare a camminare.
Sempre a Milano, nella Basilica di Santa Maria delle Grazie, l’ultimo saluto a Chiara Costanzo. All’ingresso, decine di rose bianche; tra i banchi, molti giovani. Il padre Andrea ha parlato con fermezza: “Abbiamo sete di verità, perché queste cose non succedano mai più. Chiederò al Presidente Meloni che non ci siano omissioni”. Monsignor Alberto Torriani ha ricordato che “oggi non è il giorno delle spiegazioni”, ma quello del dolore condiviso e della responsabilità degli adulti di restituire futuro ai ragazzi.
Vittima più giovane
Si è invece svolto a Lugano l’ultimo saluto a Sofia Prosperi, 15 anni, la più giovane tra le vittime italiane del rogo. La chiesa era gremita soprattutto di coetanei, molti con una rosa bianca tra le mani, a testimoniare una ferita che attraversa senza confini generazioni e territori. Originaria di Roma e residente a Castel San Pietro, in Canton Ticino, Sofia aveva doppia cittadinanza italiana e svizzera e frequentava l’International School of Como, a Fino Mornasco.
Durante l’omelia, il Vescovo di Lugano Alain de Raemy ha allargato lo sguardo oltre la tragedia di Crans-Montana, ricordando “tutti i giovani colpiti ogni giorno dalla violenza delle guerre, dalle malattie, dalla disperazione”, e rivolgendo un pensiero anche ai feriti e ai soccorritori. Un riferimento particolare è andato a Lorenzo, 15 anni, amico e compagno di scuola di Sofia, tuttora ricoverato a Milano con gravi ustioni. “Tutto in noi oggi dice di no: non è vero, non si può morire a quindici anni”, ha detto il presule davanti a una platea di ragazzi in lacrime. “Ma oggi Sofia vive uno sconvolgente sì, il più grande della sua vita”.
Oggi a Genova ci saranno invece i funerali della sesta vittima italiana, Emanuele Galeppini.
Sviluppi giudiziari
Mentre l’Italia ha accompagnato i suoi giovani nel silenzio delle chiese, resta aperta la ferita giudiziaria in Svizzera. Le famiglie si sono dette deluse per la scelta della Procura del Canton Vallese di lasciare in libertà i gestori del locale e per l’assenza di controlli antincendio negli ultimi anni. “È un rischio enorme”, ha dichiarato l’Avvocato Sebastien Fanti, parlando di una gestione che alimenta sfiducia e rabbia.
Intanto domani il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà a Martigny per la cerimonia ufficiale in memoria delle vittime.



