La Corea del Sud tenta una nuova mossa diplomatica in una delle fasi più delicate per la sicurezza della penisola: durante la sua visita di Stato in Cina, il presidente Lee Jae‑myung ha chiesto ufficialmente a Xi Jinping di assumere un ruolo di mediazione nei rapporti con la Corea del Nord. Una richiesta esplicita, maturata in un contesto di dialogo completamente interrotto tra le due Coree e di crescente assertività militare da parte di Pyongyang. Parlando ai giornalisti a Shanghai, Lee ha spiegato di aver chiesto a Pechino di “fare da ponte” su tutte le questioni legate alla penisola, a partire dal dossier più sensibile: il programma nucleare nordcoreano. Xi, secondo quanto riportato dall’agenzia Yonhap, avrebbe risposto invitando alla “pazienza”, sottolineando che affrontare il tema richiede tempo, fiducia e un clima internazionale meno teso. La visita di Lee — la prima di un presidente sudcoreano in Cina dal 2019 — arriva dopo anni di rapporti difficili, segnati dalla disputa sul sistema antimissile THAAD e dal blocco delle esportazioni culturali sudcoreane verso il mercato cinese. Il leader di Seul ha parlato di “progressi significativi” nel ripristinare la fiducia con Pechino, definendo la Cina un attore “indispensabile” per la stabilità regionale. Secondo fonti sudcoreane, Lee avrebbe anche suggerito che un congelamento del programma nucleare nordcoreano potrebbe essere “fattibile” con le giuste condizioni, aprendo la strada a un possibile negoziato multilaterale. Ma il contesto resta complesso: Pyongyang ha recentemente intensificato i test missilistici, lanciando due nuovi vettori balistici proprio alla vigilia dell’arrivo di Lee in Cina. Per Pechino, la richiesta di Seul rappresenta un’opportunità per riaffermare il proprio ruolo di potenza stabilizzatrice in Asia orientale. Per la Corea del Sud, invece, è un tentativo di riaprire un canale diplomatico che appare sempre più compromesso.



