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Volenterosi, verso una forza multinazionale per l’Ucraina. Restano i nodi sui territori

mercoledì, 7 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

La diplomazia sulla guerra in Ucraina entra in una fase segnata dal vertice della Coalizione dei Volenterosi riunita ieri a Parigi e dal tentativo di costruire un quadro di garanzie di sicurezza in vista di un eventuale cessate il fuoco con la Russia. Sul tavolo restano tuttavia nodi politici e militari cruciali, a partire dalla questione territoriale e dal ruolo concreto degli Stati Uniti.
Nella dichiarazione finale, i Paesi della Coalizione hanno concordato l’istituzione di “una forza multinazionale per l’Ucraina composta da contributi di nazioni disposte a partecipare nel quadro della coalizione, per sostenere la ricostruzione delle forze armate ucraine e sostenere la deterrenza”. Il documento precisa che “è stata condotta una pianificazione militare coordinata per preparare misure di rassicurazione in aria, in mare e sulla terraferma e per la rigenerazione delle forze armate ucraine” e che tali misure dovranno essere “rigorosamente attuate su richiesta dell’Ucraina una volta che si sarà verificata una cessazione credibile delle ostilità”.
La forza sarà “guidata dall’Europa, con il coinvolgimento anche dei membri non europei della coalizione e il sostegno proposto dagli Stati Uniti”. Secondo il Financial Times, gli Stati Uniti guideranno il monitoraggio tecnologico di un’eventuale linea di cessate il fuoco, utilizzando sensori, droni e satelliti per attribuire eventuali violazioni. Macron ha confermato che il monitoraggio sarebbe “guidato dagli Usa”, un punto accolto positivamente da Kiev come elemento di deterrenza.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato esplicitamente di una forza multinazionale di “riassicurazione”, con presenza “nei cieli, nei mari e a terra” e schieramento previsto “dal giorno seguente la tregua e lontano dalla linea di contatto”.
Un’ipotesi di forza di pace tra i 15 e i 30 mila soldati è stata avanzata da Radio Free Europe / Radio Liberty, che cita funzionari europei. Francia e Regno Unito guiderebbero le componenti terrestre e aerea, mentre la Turchia si occuperebbe della sicurezza delle rotte nel Mar Nero. La maggior parte delle truppe, secondo le stesse fonti, verrebbe dispiegata nell’Ucraina occidentale con compiti di supporto e addestramento, lontano dalla linea del fronte.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo una nota di Palazzo Chigi, ha confermato il sostegno di Roma alla sicurezza dell’Ucraina ma ha ribadito “l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno”. La dichiarazione sottolinea anche la volontarietà della partecipazione alla forza multinazionale e il rispetto delle procedure costituzionali, principi che l’Italia considera centrali.
Sulla stessa linea Berlino. Il cancelliere Friedrich Merz ha escluso, almeno per ora, lo schieramento di soldati tedeschi in Ucraina anche dopo un eventuale cessate il fuoco. In conferenza stampa all’Eliseo ha tuttavia lasciato aperta l’ipotesi di un contributo “in un Paese Nato vicino all’Ucraina”, precisando che “il tipo e la portata del contributo tedesco devono essere e saranno decisi dal governo federale e dal parlamento”.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha accolto con favore i documenti prodotti a Parigi, parlando di maggiore chiarezza sui contributi dei singoli Paesi e chiedendo “garanzie solide” e “legalmente vincolanti”. Al termine del vertice ha però ammesso che le questioni territoriali “non sono state risolte al 100%”. La disputa riguarda in particolare Donetsk e Luhansk: Mosca chiede il ritiro completo delle truppe ucraine, una richiesta sostenuta da pressioni diplomatiche statunitensi ma respinta da Kiev. Zelensky è intanto arrivato a Cipro, dove incontrerà il presidente cipriota, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, partecipando anche alla cerimonia di avvio della presidenza di turno cipriota dell’Ue.
Per tutta risposta, dal Cremlino, il presidente Vladimir Putin ha adottato toni fortemente simbolici nel discorso per il Natale ortodosso, affermando che i soldati russi “difendono la Patria per ordine di Dio” e svolgono una “sacra missione”. Parole che confermano la distanza narrativa e politica tra Mosca e il fronte occidentale, mentre a Parigi proseguono oggi i colloqui tra Ucraina e inviati statunitensi nel tentativo di avvicinare una tregua che, al momento, resta fragile.
Sul piano geopolitico più ampio, la Russia ha schierato unità navali per scortare la petroliera Marinera, ex Bella 1, inseguita dalle forze statunitensi nell’Atlantico. La nave, già sospettata di violazioni delle sanzioni, è monitorata “con preoccupazione” da Mosca mentre si trova tra Scozia e Islanda.
Sul terreno, la notte è stata segnata da nuovi raid. L’aviazione ucraina ha riferito di 95 droni russi lanciati contro il Paese, 81 dei quali abbattuti. Sul fronte opposto, il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver neutralizzato 32 droni ucraini, ma ha confermato un incendio in un deposito petrolifero nella regione di Belgorod dopo un attacco.

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